Tres, quando i sogni si avverano

LIVORNO. La storia, anche se ha tutte le caratteristiche della leggenda, racconta che Simone e Roberto Luti e Rolando Cappanera si siano incontrati e conosciuti da bambini e che invece di sognare di fare, da grandi, i calciatori, gli astronauti, i medici o gli ingegneri si siano messi, immediatamente, a suonare: Roberto, la chitarra, il fratello Simone, il basso e Rolando, la batteria. Quel trio – e stavolta la leggenda non ha alcuna credenziale: è tutta storia, documentata – è ancora insieme, si chiama Tres e ieri sera, al Teatro delle Commedie, a Livorno, resuscitato a nuova vita e linfa artistica, ha dato vita ad una sessione ritmica di rara piacevolezza, un’ora e mezza abbondante di brani strumentali frutto del loro ingegno e dei loro infiniti ascolti del magma del rock, del blues, del rockblues e della worldmusic. Appena arrivati, memori di uno spettacolo teatrale che facemmo per la gioia di un gruppo di studenti del nord, abbiamo stentato a riconoscerlo, l’ambiente.

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A due passi dal capolavoro

COME A TEATRO. Sembra sempre che Alessandro Gassman, con quel cognome di spaventosa ingombranza che si porta addosso, abbia il terrore di provare a stupire. Lo diciamo perché siamo convinti che se una volta si mettese in animo di fare un capolavoro, saprebbe come fare. E’ un’impressione che abbiamo avuto vedendolo all’opera sui palcoscenici e anche con Il premio, di cui è regista, nelle sale cinematografiche dallo scorso 6 dicembre, siamo esattamente in quel limbo. La pellicola è spudoratamente gradevole; per la costruzione – un viaggio in macchina da Roma a Stoccolma -, che per il cast scelto dal figlio d’arte: al suo fianco, Oreste, figlio palestrato, cornuto e coglioncello di uno scrittore insignito dal Nobel per la letteratura che va a ritirare nella capitale norvegese, ci sono Lucrezia (Anna Foglietta), la sorella blogger aspirante, solo per censo, a diventare una scrittrice, Rinaldo, il segretario del padre, un magnifico Rocco Papaleo e Giovanni Passamonte, lo scrittore, un incommensurabile Gigi Proietti, che in più di una circostanza ricorda, con meravigliosa spudoratezza, il grande Vittorio.

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Stai tranquilla, poi facciamo l'amore

PRATO. Non occorre sfogliare i dossier che racchiudono le denunce fatte dalle donne agli uomini, spesso ai loro uomini, per sapere, prima di leggere, che all’inizio era molto premuroso, dolce, comprensivo. E non occorre nemmeno andare molto verso Meridione per rintracciare storie simili di ordinaria follia. Spesso, anzi, sui tavoli dei giudici, queste cose non ci arrivano proprio, perché le donne, sovente, sono solite aspettare, aspettare che tutto torni com’era all’inizio. E invece. Con Polvere, Saverio La Ruina ci va giù duro per denunciare i secolari soprusi sofferti dal mondo femminile, dimenticando gli struggenti monologhi didascalici, ma portando in scena, al Teatro Magnolfi di Prato, un angolo domestico di cui, prima che sui giornali nelle pagine della cronaca, ne abbiamo sentito parlare sicuramente, augurandosi, tra l'altro, di non essere addirittura stati vili protagonisti. Per intavolare questo meraviglioso e terrificante quadretto familiare, fatto di perfide rassicurazioni, sottili e subdoli ricatti, altalene psicotiche di profonda tenerezza miste a processi sommari, sentenze e, quasi sempre, violenze, Saverio La Ruina svuota come sempre il palcoscenico e si avvale di Cecilia Foti e della sua grande interpretazione di una donna che sta lentamente provando a dimenticare e cancellare una violenza sessuale subita e della quale ha preferito tacere.

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L'unica cosa storta è l'etichetta

DEVE AVER capito di aver scritto un capolavoro e per non umiliare oltre ogni ragionevole misura i colleghi, ha deciso di dare al proprio manoscritto un titolo oggettivamente brutto, che fa innumerevoli torti alla poesia che si respira, passo dopo passo, leggendolo. Ma Riparare i viventi (Feltrinelli) è davvero un libro indispensabile, al quale dovete per forza di cose trovare un posto di privilegio nella vostra libreria. Lo merita l’autrice, la francese Maylis De Kerengal, cinquantenne di Le Havre, balzata agli onori letterari con Nascita di un ponte (che leggeremo e ve ne daremo conto, promesso), che ha costruito attorno ad una tragedia (un incidente stradale capitato a tre giovani surfisti) una serie di microcosmi collaterali straordinari. È un’esondazione continua, costante, inarginabile: le cose precipitano di attimo in attimo e non c’è alcuna speranza di salvezza.

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Mai gettare il passato; potrebbe servire

PISTOIA. Lontano dalla stagione teatrale e dai concerti del Festival Blues, a Pistoia, succede più in quel buco meraviglioso della libreria Lo Spazio in via dell’Ospizio che in tutto il resto della città. E oggi, domenica 8 ottobre, non è nemmeno giovedì e visto il sole, men che mai siderale. Sulle pareti del salone attiguo alla libreria, quello che in origine doveva essere la sala da the, ma dove in realtà si versano ettolitri di rosso, fino al prossimo 11 novembre ci saranno le opere di Serena Giorgi. Pittrice? Sì, vero, ma non solo. Costruttrice? In linea di principio eccome, ma riduttivo. Allora cucitrice? Sì, anche, perché il lavoro che fa sulla memoria è notevole. Beh, non nascondiamo di essere un po’ in difficoltà, a catalogarla; allora vi raccontiamo della mostra, che ci è stata svelata nei dettagli dall’incipit fino ai suoi possibili sviluppi proprio dalla diretta interessata, l’artista (e così non ci sbagliamo) presente (e come sarebbe potuto essere diversamente) il giorno dell’inaugurazione.

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Amico fraggile

NON SO QUANTI anni compia, oggi, Mauro Pompei. In verità, il giorno del suo compleanno cade il 14 febbraio, ieri dunque, ma quest’anno san Valentino è coinciso con un mercoledì e allora, giusto e buono trascorrerlo con le figlie, amanti vere, amanti eterne: i mercoledì siderali non esistono, del resto; i giovedì, sì e se non ci fossero, andrebbero inventati. Gli amici, i suoi amici, quelli coltivati da più di dieci anni quotidianamente con quel dolcissimo sorriso, quell’insana propensione al divertimento e all’autolesionismo e con impagabili consigli bibliografici, stasera saranno tutti da lui, con lui, nella libreria Lo Spazio, quella di via dell’Ospizio, quella davanti casa di Roberto Carifi, tantpo per intenderci. Ad accompagnarlo, in un monologo semiserio di ringraziamento, ci sarà Lorenzo Cipriani (un suo amico, vero) e la sua chitarra.

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Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.