Ce ne fossero!

SANTOMATO (PT). Le cose belle non stancano. Mai. Pensate agli amplessi: c’è qualcuno che si sia mai sentito satollo? La bellezza non va in overdose, non supera mai la linea della ragionevolezza; non ha limiti. Con la bellezza non si esagera. Ieri sera, venerdì 29 settembre, sul palco del Santomato Live, per il battesimo della nuova stagione, l’ideatore-conduttore-agente, Tony De Angelis, ha allestito una reunion con i fiocchi: Rock around the world 2 (ci deve essere stata una prima, lo scorso anno, immaginiamo e ce la siamo persa), convocando a battezzare e ben augurare la stagione che inizierà tra poco una meravigliosa fronda di musicisti. Ognuno di loro merita, senza condizionali, un’accurata riflessione artistica, sonora, culturale, biografica; ognuno di loro si è fatto le ossa e il culo a studiare e a soffrire per arrivare dove è arrivato, anche in giro per il mondo, come turnista di star internazionali, o semplicemente suonando in improbabili scantinati solo per sbarcare il lunario. La musica è arte e come tale, sofferenza.

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Una trans come tante altre

NON CI SONO più le mezze stagioni. Ma neanche le mezze misure. Un buon film, è, automaticamente, un capolavoro. Sorge il dubbio che dietro a tanta magnificenza ci sia la macchina dello star system a distribuire prebende affinché si garantisca il successo. Successo particolare, poi, politicamente auspicabile, questo sì, visto e considerato che la protagonista è Daniela Vega, prima transgender a meritare applausi e consacrazioni cinematografiche. Ma dietro la storia di Una donna fantastica c’è un microcosmo abituale, che non riguarda soltanto Marina, la protagonista del film di Sebastian Lelio, regista cileno che con questo racconto praticamente inattaccabile si è guadagnato una candidatura agli Oscar.

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L'oro di Napoli

di Luigi Scardigli

PISTOIA. Benedetta Gomorra, altrimenti, certi tentativi, sarebbero potuti rimanere nei cassetti di chissà quali scantinati dei Bassi. E invece, il giovanissimo Marco D’Amore, si è presa la briga di catapultare, in un sogno, il dramma dei suburbi statunitensi e portarlo a due passi da casa sua, per ridisegnarne un affresco tutto napoletano. Il tentativo di rimettere le mani su American Buffalo - monetina americana dall’inestimabile valore, regolarmente acquistata da un autodidatta rigattiere senza acume alcuno da un fine intenditore -, è l’escamotage teatrale attorno al quale tre diseredati imbastiscono e pianificano un improbabilissimo furto. Della trama, dell’epilogo, dell’incipit, credeteci, non ce ne frega nulla: se vi preme, andate a vederlo, non ve ne pentirete; anche se per dovere di cronaca vi segnaliamo che sarà al Teatro Manzoni di Pistoia fino a domenica 17 dicembre, che è tratto da un’opera di David Mamet, tradotta da Luca Barbareschi, adattata da Maurizio de Giovanni e che vede in scena, oltre al regista, Tonino Taiuti, l’ala musicale del teatro napoletano e Vincenzo Nemolato.

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L'unica cosa storta è l'etichetta

DEVE AVER capito di aver scritto un capolavoro e per non umiliare oltre ogni ragionevole misura i colleghi, ha deciso di dare al proprio manoscritto un titolo oggettivamente brutto, che fa innumerevoli torti alla poesia che si respira, passo dopo passo, leggendolo. Ma Riparare i viventi (Feltrinelli) è davvero un libro indispensabile, al quale dovete per forza di cose trovare un posto di privilegio nella vostra libreria. Lo merita l’autrice, la francese Maylis De Kerengal, cinquantenne di Le Havre, balzata agli onori letterari con Nascita di un ponte (che leggeremo e ve ne daremo conto, promesso), che ha costruito attorno ad una tragedia (un incidente stradale capitato a tre giovani surfisti) una serie di microcosmi collaterali straordinari. È un’esondazione continua, costante, inarginabile: le cose precipitano di attimo in attimo e non c’è alcuna speranza di salvezza.

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Mai gettare il passato; potrebbe servire

PISTOIA. Lontano dalla stagione teatrale e dai concerti del Festival Blues, a Pistoia, succede più in quel buco meraviglioso della libreria Lo Spazio in via dell’Ospizio che in tutto il resto della città. E oggi, domenica 8 ottobre, non è nemmeno giovedì e visto il sole, men che mai siderale. Sulle pareti del salone attiguo alla libreria, quello che in origine doveva essere la sala da the, ma dove in realtà si versano ettolitri di rosso, fino al prossimo 11 novembre ci saranno le opere di Serena Giorgi. Pittrice? Sì, vero, ma non solo. Costruttrice? In linea di principio eccome, ma riduttivo. Allora cucitrice? Sì, anche, perché il lavoro che fa sulla memoria è notevole. Beh, non nascondiamo di essere un po’ in difficoltà, a catalogarla; allora vi raccontiamo della mostra, che ci è stata svelata nei dettagli dall’incipit fino ai suoi possibili sviluppi proprio dalla diretta interessata, l’artista (e così non ci sbagliamo) presente (e come sarebbe potuto essere diversamente) il giorno dell’inaugurazione.

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Mancano i predicatori, nella città dei pulpiti

di Samuele Manduca

PISTOIA. La Giorgio Tesi Editrice ha appena pubblicato un nuovo volume della collana Avvicinatevi alla Bellezza, intitolato Pistoia città dei pulpiti. Per presentarlo, decide di invitare - inaugurando anche una mostra fotografica sul tema che durerà fino al gennaio del 2018 nella chiesa di San Bartolomeo a Pistoia - il critico d'arte Philippe Daverio. In coincidenza di questo evento, avvengono due fatti straordinari: primo, viene un sacco di gente; secondo, si spenge la luce durante la presentazione del volume e, per qualche minuto, centinaia di persone rimangono al buio dentro la chiesa. Tra le autorità cittadine partecipanti al cerimoniale dei ringraziamenti che preludono al discorso di Daverio ci sono il direttore editoriale della rivista Artedossier, il presidente della Fondazione Caripit, il rappresentante dell'azienda Giorgio Tesi, l'assessore al bilancio del Comune di Pistoia, il fotografo che ha realizzato la mostra che fa da cornice all'incontro, il professore universitario che dirige la rivista Naturart, il manager di uno degli sponsor e, naturalmente, il padrone di casa, cioè il prelato della parrocchia di San Bartolomeo e Sant'Andrea, don Luca che, quando viene il suo turno, inizia a parlare del pulpito di Giovanni Pisano.

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Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.