Bunna e Madaski in 3D

PISA. Dopo pochi attimi dall’inizio di Offline, ci siamo voltati intorno per vedere se gli altri spettatori del Teatro Verdi di Pisa fossero munti di quegli occhiali particolari che vengono offerti per gustare al meglio alcuni film tridimensionali. Non li aveva nessuno. E allora, abbiamo accavallato le gambe, abbiamo appoggiato la testa sul dorso della mano destra chiusa a pugno del braccio a sua volta in equilibrio sul bracciolo della poltrona e abbiamo deciso di lasciarci andare, provando – opera ardua, ma emotivamente redditizia – a percepire nitidamente le varie opere contemporanee – perché in essere - che si stavano consumando sul palcoscenico. La prima, diretta, la più semplice, anche in virtù di memorie che affondano le radici fino nel lontano 1981, anno della loro nascita, è stata quella di (ri)gustare alcuni motivi degli Africa Unite, rappresentati, per questa serata pisana, dai suoi due padri fondatori, Bunna e Madaski, decisamente invecchiati, ma con la stessa solita, anomala, chioma e grinta.

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A due passi dal capolavoro

COME A TEATRO. Sembra sempre che Alessandro Gassman, con quel cognome di spaventosa ingombranza che si porta addosso, abbia il terrore di provare a stupire. Lo diciamo perché siamo convinti che se una volta si mettese in animo di fare un capolavoro, saprebbe come fare. E’ un’impressione che abbiamo avuto vedendolo all’opera sui palcoscenici e anche con Il premio, di cui è regista, nelle sale cinematografiche dallo scorso 6 dicembre, siamo esattamente in quel limbo. La pellicola è spudoratamente gradevole; per la costruzione – un viaggio in macchina da Roma a Stoccolma -, che per il cast scelto dal figlio d’arte: al suo fianco, Oreste, figlio palestrato, cornuto e coglioncello di uno scrittore insignito dal Nobel per la letteratura che va a ritirare nella capitale norvegese, ci sono Lucrezia (Anna Foglietta), la sorella blogger aspirante, solo per censo, a diventare una scrittrice, Rinaldo, il segretario del padre, un magnifico Rocco Papaleo e Giovanni Passamonte, lo scrittore, un incommensurabile Gigi Proietti, che in più di una circostanza ricorda, con meravigliosa spudoratezza, il grande Vittorio.

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L'ultimo dei Malavoglia

PRATO. Non è facile separare il coinvolgimento emotivo dalla cruda recensione. La colpa, comunque, è solo sua, di Tindaro Granata, il vocalista del nuovo capitolo dei Malavoglia, quello che Verga non avrebbe mai pensato di dover scrivere. Perché anche ad Aci Trezza, uno dei figli di Padron ‘Ntoni o di Bastianazzo, scegliete voi, ce l’ha fatta a lasciare il paese dove si vive solo di pesca e andare a Roma, a fare l’attore. Contro tutto e contro tutti, contro la storia, la leggenda e i pregiudizi, contro la fortuna, i luoghi comuni, i nepotismi incancreniti, salendo sul primo treno appena giunto alla stazione. Le lacrime si sono già asciugate, tornando a casa e quella tenerissima rabbia che ci ha regalato il suo sorriso la mettiamo da parte, dimenticandola giusto il tempo di recensire Antropolaroid, ma conservandola gelosamente, per il suo e il nostro futuro, ma soprattutto per il suo e il nostro passato.

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L'unica cosa storta è l'etichetta

DEVE AVER capito di aver scritto un capolavoro e per non umiliare oltre ogni ragionevole misura i colleghi, ha deciso di dare al proprio manoscritto un titolo oggettivamente brutto, che fa innumerevoli torti alla poesia che si respira, passo dopo passo, leggendolo. Ma Riparare i viventi (Feltrinelli) è davvero un libro indispensabile, al quale dovete per forza di cose trovare un posto di privilegio nella vostra libreria. Lo merita l’autrice, la francese Maylis De Kerengal, cinquantenne di Le Havre, balzata agli onori letterari con Nascita di un ponte (che leggeremo e ve ne daremo conto, promesso), che ha costruito attorno ad una tragedia (un incidente stradale capitato a tre giovani surfisti) una serie di microcosmi collaterali straordinari. È un’esondazione continua, costante, inarginabile: le cose precipitano di attimo in attimo e non c’è alcuna speranza di salvezza.

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Mai gettare il passato; potrebbe servire

PISTOIA. Lontano dalla stagione teatrale e dai concerti del Festival Blues, a Pistoia, succede più in quel buco meraviglioso della libreria Lo Spazio in via dell’Ospizio che in tutto il resto della città. E oggi, domenica 8 ottobre, non è nemmeno giovedì e visto il sole, men che mai siderale. Sulle pareti del salone attiguo alla libreria, quello che in origine doveva essere la sala da the, ma dove in realtà si versano ettolitri di rosso, fino al prossimo 11 novembre ci saranno le opere di Serena Giorgi. Pittrice? Sì, vero, ma non solo. Costruttrice? In linea di principio eccome, ma riduttivo. Allora cucitrice? Sì, anche, perché il lavoro che fa sulla memoria è notevole. Beh, non nascondiamo di essere un po’ in difficoltà, a catalogarla; allora vi raccontiamo della mostra, che ci è stata svelata nei dettagli dall’incipit fino ai suoi possibili sviluppi proprio dalla diretta interessata, l’artista (e così non ci sbagliamo) presente (e come sarebbe potuto essere diversamente) il giorno dell’inaugurazione.

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Scusa tanto, Steven

PISTOIA. Questo pezzo lo scriviamo per noi, Steven, e non per te. A te, dobbiamo solo delle scuse, che ci apprestiamo a farti, volentieri. Ci occupiamo di musica da più di trent’anni e siamo stati spettatori privilegiati, perché non paganti, di una miriade di concerti. Abbiamo assistito a esibizioni memorabili come ad altre di modestissimo spessore e abbiamo sempre avuto il coraggio di esporci: rischiando grosso e pagando, puntualmente, dazio. La lista è lunghissima; la memoria, muscolo volontario, ricorda tutto, per filo e per segno, ma non ha alcun senso che in questa circostanza ci si pavoneggi della nostra lungimiranza. C’era già capitato di imbatterci nel tuo talento (la foto che pubblichiamo non è di ieri sera, al Santomato – si capisce dalla rotondità del viso -, ma scattata in chissà quale altra occasione), ma ci sfugge il motivo per il quale non lo abbiamo mai evidenziato quanto meriti, ci irrita la nostra miopia: sei un vero e proprio animale da palcoscenico.

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Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.