di Sara Pagnini
FIRENZE: Venerdì 12 dicembre al Teatro Cantiere Florida (Firenze) per la stagione a cura di Versiliadanza (direttrice artistica Angela Torriani Evangelisti che, tra l’altro, ha da poco pubblicato un bel libro su Lilia Bertelli) ha debuttato la prima tappa del nuovo progetto di Marta Bellu, dal titolo Grave, le cavità del segno. Nessuna musica, nessuna scenografia, due artisti che ritmano il movimento dei loro corpi tramite lo sfregamento di quattro pietre, una in ciascuna mano, sono pietre delle Dolomiti; il suono è primitivo, viene da lontano, dalle viscere; poi, lui, il musicista, Francesco Toninelli, suona con le mani una grancassa di pelle e lei, Laura Lucioli, si muove senza una sequenza stabilita, né rigida: emette suoni gutturali, dimena la testa in grandi cerchi facendo roteare i lunghissimi capelli lisci che usa per espandere il movimento lontano da sé; un movimento puro, senza sovrastrutture, né schemi. Lui, il musicista, è alto, filiforme; lei, la performer, è piccola e rotonda: insieme si fondono. Lei ha la sindrome di Down. Chi scrive, della Trisomia 21, sa molto poco, e non importa saperne qualcosa per apprezzare la performance che è limpida, libera e liberatrice. La coreografa e danzatrice Marta Bellu è nota per il suo lavoro sulla danza inclusiva e per il suo intenso lavoro con persone con disabilità intellettiva. Chi scrive, ebbe la fortuna, anni fa, di conoscere e seguire delle lezioni tenute da Maria Fux, pedagoga e artista argentina che con gentilezza e determinazione insegnava un suo meraviglioso metodo di danzaterapia. Con lei si impara(va) che non c’è nulla che si possa dare se non lo si sente prima nel corpo; le potenzialità espressive – potenti in questa performance – sono presenti in ogni essere umano.
