Da soli, non ce la possiamo fare

di Luigi Scardigli

FIRENZE. Siamo, quasi sempre, quello che non abbiamo mai sognato di diventare. Però, ci accontentiamo e con il passare del tempo, degli anni, finiamo anche per appassionarci alla nostre frustrazioni, diventando interpreti e artefici delle nostre sconfitte. Per questo, tutti, indistintamente, abbiamo bisogno di calore, riparo, difese; per questo, ognuno di noi, splendida sgualdrina, improbabile transessuale, marocchino segnato a fuoco, dolcissimo scricciolo, tenero sognatore, viandante distratto, coreografo puntiglioso, esperto nocchiere abbiamo, in un momento esatto della nostra esistenza, anzi, spesso in più di una circostanza, bisogno di essere protetti.

Per questo, Livia Gionfrida, regista e drammaturga, ha voluto, giovedì 16 marzo, per la sua Proteggimi, oltre che qualche collega al proprio fianco sul palcoscenico del Cantiere Florida, a Firenze, anche alcuni detenuti della Casa circondariale La Dogaia, di Prato, coinvolti e fatti fuggire, con il Cellulare parcheggiato fuori, lungo la strada, dall’idea di Metropopolare, una delle poche intuizioni utili per la rieducazione dell’universo recluso. E che nessuno rivendichi un alibi di ferro, si senta salvo, immune, innocente: su questa macchina rubata chissaddove e con poca benzina nel serbatoio, destinata, dunque, a fermarsi presto, ci siamo saliti un po’ tutti: alcuni solo per prendere un passaggio, altri perché convinti di poter andare lontano e tanti per non voler restare fermi dov’erano ad aspettare il tram. Lo spettacolo, organizzato da Rebecca Polidori e prodotto da Teatro Metropopolare, in collaborazione con il Metastasio di Prato e grazie alla disponibilità del Direttore Vincenzo Tedeschi e le varie educatrici e agenti della Dogaia di Prato, ha il suo pigmalione, Robert Da Ponte, una voce narrante che sembra essere il coordinatore delle scene che verranno, di Alice Mangano e che seguirà l’intera compagnia lungo il riadattamento, a immagine e somiglianza di ognuno di noi, della rappresentazione, con Rodrigo Romagnoli, Ayoub El Mounim, Rossana Gay, Sofien Gozian, Wu Kejan, Mingoro Doumbia, Lorenz Marini e Luca Florin, oltre alla regista, a tessere la tela di questo viaggio, dolcissimo, diritto all’inferno, senza capo, vice, né coda, ma con la consapevolezza che da quell’imbuto è praticamente impossibile riuscire a uscirne, men che mai salvando le penne. Perché non esistono distinzioni nette, degne di classificazioni: ognuno è, contemporaneamente, vittima e carnefice della propria esistenza e di quelle che gli gravitano attorno. Qualcuno ha scelto così, altri ci si sono trovati per puro caso, altri, ribadiamo, non avevano altra chance che quella di tentare. Spesso, quasi sempre, finisce malissimo e nessuno di noi è mai in grado di prevedere come volgeranno le cose, quale sarà il tempo che ci accompagnerà in questa gita fuori porta. E non crediate che qualcuno sia migliore degli altri o che sappia, a dispetto dei suoi compagni di viaggio, strada, trappole e tempi di percorrenza: siamo tutti su questa giostra che non è mai stata sottoposta a controlli; la sicurezza è un optional. Possiamo solo augurarci che il tempo sia clemente e che la fortuna decida di assisterci; per non morire prima di partire, comunque, conviene aiutarci, darci una mano: proteggerci.

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.