La parabola dello Smilzo

NON FATEVI vincere dalla tentazione di sottolineare le cose che credete più importanti, leggendo un libro, che non sia scolastico. Non sta bene. Se qualcuno, dopo di voi, dovesse leggerlo, quel libro, si sentirebbe scippato da un’emozione, che voi, evidenziandola, è come se gliela aveste suggerita. E poi, con Erri De Luca, le cose da sottolineare sono così tante, che le evidenze sarebbero troppe e dunque, perderebbero senso, peso. E importanza. Il giorno prima della felicità (Feltrinelli) calza a pennello, a proposito. Il libro precede e segue, con indifferente cronologia, quasi tutte le altre storie dell’autore napoletano. Il microfono, stavolta, è nelle mani dello Smilzo, un giovanottino carne e ossa adottato da una zia e dunque sottratto ad un orfanotrofio e cresciuto da Don Gaetano, il portinaio tuttofare di uno stabile dei Bassi, che vive al di qua della sua guardiola, divisa dal cortile, dal condominio e dal mondo intero, da una vetrata e che si sostituisce, senza deroghe, impegni e responsabilità, ai genitori, mai conosciuti e senza averne mai avuto il desiderio di farlo.

Siamo a Napoli; la guerra, la seconda guerra mondiale, sta per finire; si capisce dalla flotta statunitense che è già arrivata a Salerno e che sta risalendo il Golfo per liberare Napoli. Anzi, la guerra è già finita. Per la precisione, non è mai iniziata o c’è ed è permanente, se preferite. Si sopravvive con la precarietà, con il calore, con l'ignoranza, onore e disonore, con il diritto del riscatto, la voglia, chimica, di sopravvivere, quella chirurgica, di dover morire che contraddistinguono i vicoli della capitale partenopea. Napoli è una città che ti accoglie, che ti offre un piatto caldo e un posto dove trascorrere la notte; dove la possibilità di salvarsi non la si nega a nessuno, figuriamoci a uno che parla la loro lingua ma che ha il torto di essere ebreo. È tempo di rastrellamenti, anche se siamo agli sgoccioli. Lo Smilzo è un lupo solitario; parla pochissimo, praticamente con nessuno e non sa ancora cosa farà della propria vita. Ha una passione smisurata: la lettura. L’ha scoperta calandosi in un cunicolo per andare a recuperare un pallone; lì sotto, ha trovato un’altra città, rifugio di contrabbandieri, ma anche di libri. E un’altra: si chiama Anna. Vive al terzo paino del condominio, la ragazza. Trascorre le giornate appoggiata alla finestra della propria abitazione. Lo Smilzo l’ha notata perché è l’unico capace di andare a recuperare il pallone al primo piano di un altro palazzo praticamente disabitato. La ritroverà, molti anni dopo, promessa sposa al figlio di un boss che sta scontando un breve periodo di reclusione; salderà il debito di quella passione innominata e innominabile con il sudore e il sangue. La vita scorre con supersonica lentezza. Lo Smilzo cresce, diventa un uomo, con i suggerimenti del portinaio, le attenzioni della vedova e la scuola che gli forgia il sapere. Un altro libro allegramente doloroso, beckettiano, di attese e aspettative, del sole, della neve, della cenere del vulcano e del dolore delle bombe, di poesia pura, cristallina, costellato di ricordi, aneddoti, descrizioni minuziose, dialettali e l’insopprimibile incombenza del trascorrere del tempo, in un microcontesto cosmico eppure esemplare, con la fortuna e la sfortuna che si passano il testimone senza minimamente curarsi a chi elargire felicità e a chi infliggere patimenti. L’ennesimo tentativo per provare a regalare alla città di Napoli, la città di Erri De Luca, la possibilità di risorgere; l’ennesimo, goffo, e insalubre, tentativo che cadrà in disgrazia e dalla quale lo Smilzo potrà salvarsi solo andandosene lontano, molto lontano.

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.