A sua madre

UN POZZO senza fine, una cascata oceanica di emozioni. Con estrema delicatezza. Non ora, non qui è il battesimo letterario di Erri De Luca. Ho avuto il piacere, tardivo, di cercarlo e trovarmelo tra le mani in questi giorni: se lo avessi letto a tempo debito, sarei stato diverso. Forse. Ho acquistato una ristampa, di Feltrinelli, con una copertina economica. Quella originale raccontava di una foto, scattata dal padre di Erri De Luca alla sua famiglia: la moglie e i loro due figli. È con questa fotografia che l’autore fa i conti. Senza farne tornare uno, naturalmente. La scenografia è quella di sempre; un po’ come i libri di Manuel Vazquez Montalban, con l’investigatore Pepe Carvalho, il suo attendente tuttofare Biscuter e la sgualdrina che gli fa compagnia e pompini. Siamo a Napoli e dai Bassi, la famiglia De Luca, superati gli stenti del dopoguerra, riesce finalmente a traslocare in un quartiere più consono al suo lignaggio: la nuova casa è illuminata dal sole, ognuno ha la propria stanza da letto e la sala da pranzo dista dalla cucina così tanto che Filumè, la governante, è costretta a servirsi di un carrello, per preparare e disfare la tavola.

La raccolta di frammenti mnemonici ha una premessa, in questa riproposizione, dell’autore stesso, che ne ricorda la prima stesura, venti anni prima. È il manifesto che decreta il suo passaggio da operaio a scrittore e descrive le sue scelte, da alfiere del nuovo ermetismo letterario, di minimalismo sintattico. Ma non ho alcuna intenzione di tessere la composizione di questa recensione parlandovi dei suoi ricordi legati al volume, che vide la luce grazie ad un’amica e alla rigorosa (per nulla generosa) critica, sul quarto di copertina, di Raffaele La Capria (letteralmente riproposta), il primo, forse, ad aver intuito la grandezza di Erri De Luca. Mi preme invitarvi a leggerlo, Non ora, non qui, perché è quanto di meraviglioso possa intercorrere tra un figlio e la propria madre, con la mamma che soffre di complessi di Elettra verso il proprio pargolo e il piccolo che ignora quelli di Edipo verso la propria genitrice. Un filo diretto con quella donna meravigliosa che ha saputo impartire alla prole i comandamenti della convivenza, senza però riuscire a capirne i contrordini, soprattutto quelli dettati dall’incertezza balbuziente del primo genito, incapace di allinearsi alla nichilista competizione adolescenziale, ineludibile palestra per la formazione della razza umana che con il tempo affilerà armi e demagogia. È un atto d’amore sconfinato, arricchito dai rimproveri che il figlio sessantenne recrimina alla madre trentenne, quella immortalata dalla fotografia scattata dal padre, che ne fece collezione, prima che la cecità lo costrinse alla ritrattazione. Una conversazione meravigliosa di un uomo che ricorda, da ragazzo, come la madre lo consegnò al mondo, insegnandogli la cura della civile convivenza, ma sperando anche - che non succedesse mai - che il figlio raccogliesse il testimone di una rivoluzione che non era più derogabile, con il cruccio di non vederlo mai alla ricerca del meglio e dell’assoluto, ma quasi sempre assorto nei silenzi e nelle attese. Lo ha fatto raccontandogli le altrui pene, di cose e persone lontane dalla loro abitazione, ma che andavano, in qualche modo, riscattate. Erri De Luca adolescente raccolse il discosto messaggio materno nella maniera più globalizzante possibile e ne fece il motivo della propria controinformazione. La gratitudine, a distanza di così tanto tempo, resta immutata, soprattutto nella cura della moglie, una donna figlia della fretta dell'amore, convertita poi alla pazienza dell'affetto.

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.