L'unica cosa storta è l'etichetta

DEVE AVER capito di aver scritto un capolavoro e per non umiliare oltre ogni ragionevole misura i colleghi, ha deciso di dare al proprio manoscritto un titolo oggettivamente brutto, che fa innumerevoli torti alla poesia che si respira, passo dopo passo, leggendolo. Ma Riparare i viventi (Feltrinelli) è davvero un libro indispensabile, al quale dovete per forza di cose trovare un posto di privilegio nella vostra libreria. Lo merita l’autrice, la francese Maylis De Kerengal, cinquantenne di Le Havre, balzata agli onori letterari con Nascita di un ponte (che leggeremo e ve ne daremo conto, promesso), che ha costruito attorno ad una tragedia (un incidente stradale capitato a tre giovani surfisti) una serie di microcosmi collaterali straordinari. È un’esondazione continua, costante, inarginabile: le cose precipitano di attimo in attimo e non c’è alcuna speranza di salvezza.

Specie per Simon Limbres, uno dei tre giovani surfisti, quello che nell’incidente stradale ha la peggio: all’ospedale, in relazione ad un fortissimo trauma cranico, certificano coma irreversibile. Il cuore però, giovane, immacolato, ancora pieno di vene che pulsano mostruosamente bene, sportive, ricche di sogni e illusioni, si può trasferire nel corpo di qualcun altro. Sono ventiquattro ore di assoluta intensità, scandite dal tempo che non ha più tempo, se non quello, cadenzato, tassonomico e rigidissimo di tutti quelli che concorrono al trapianto. Una storia di dolore, d’amore, solidarietà, lungimirante, assolutamente (dis)umana, meravigliosa; un dramma personale nel quale si muovono e interagiscono tutti i soggetti più o meno direttamente coinvolti da farla diventare tante piccole storie personali, agitate da una grande regista, Maylis De Kerengal, che segue con la sua telecamera, contemporaneamente, i genitori di Simon Limbres, la sorellina, l’équipe medica, il personale sanitario, la donna che aspetta da un anno un cuore nuovo e che non riesce a darsi pace per non poter ringraziare chi ha involontariamente deciso di morire per riconsegnarle la speranza. Un saggio meticoloso di chirurgia, un meraviglioso tom-tom sul controllo spazio-temporale di distanze e contesti, un farneticante dialogare che viene letteralmente, grammaticalmente e sintatticamente assorbito dalla trama della storia di un giorno qualsiasi, che diventa tragicamente e meravigliosamente speciale solo per i protagonisti. Con un titolo, ribadiamo, che non tradisce minimamente le meravigliose psicopatiche aspettative di un lettore non certo qualsiasi, che deve ringraziare l'aver incontrato la cliente giusta al momento giusto nel posto ideale, quella che gli ha suggerito di non perderselo, per nessun motivo. Talvolta, fidarsi, conviene.

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.