Ce ne fossero!

SANTOMATO (PT). Le cose belle non stancano. Mai. Pensate agli amplessi: c’è qualcuno che si sia mai sentito satollo? La bellezza non va in overdose, non supera mai la linea della ragionevolezza; non ha limiti. Con la bellezza non si esagera. Ieri sera, venerdì 29 settembre, sul palco del Santomato Live, per il battesimo della nuova stagione, l’ideatore-conduttore-agente, Tony De Angelis, ha allestito una reunion con i fiocchi: Rock around the world 2 (ci deve essere stata una prima, lo scorso anno, immaginiamo e ce la siamo persa), convocando a battezzare e ben augurare la stagione che inizierà tra poco una meravigliosa fronda di musicisti. Ognuno di loro merita, senza condizionali, un’accurata riflessione artistica, sonora, culturale, biografica; ognuno di loro si è fatto le ossa e il culo a studiare e a soffrire per arrivare dove è arrivato, anche in giro per il mondo, come turnista di star internazionali, o semplicemente suonando in improbabili scantinati solo per sbarcare il lunario. La musica è arte e come tale, sofferenza.

Nick Becattini, Carmine Bloisi, Elio Capecchi, Patrix Duenas, Sergio Montaleni, Michele Papadia, Leonardo Ricotti, Gennaro e Giuseppe Scarpato e Steven Tadros (l’ordine è alfabetico, eh) sono saliti, scesi e risaliti sul palco in ordine sparso, alternandosi al suono con l’eleganza e la leggerezza di chi sa perfettamente che la musica, come sostenne John McLaughlin, è una forma di spiritualità più alta della religione. Mancava Rick Hutton, impegnato altrove, probabilmente, come altri mostri sacri del circondario geografico, anch’essi, facile immaginare, a dispensare passione e groove in altri lidi.

E a parte una premessa sulla quale sorvoliamo con ragionevole dimenticanza, il set musicale è stato davvero gradevole, un inno alla pace, quella concreta, tangibile, non teroizzata, all'insegna dell'esaltazione dei sensi, facilitata, quest'ultima, da un nugolo di gnocche che meriterebero, ciascuna, un appuntamento: da Phil Collins a Sting e i suoi Police, passando da Lou Reed per arrivare, epilogo tanto inevitabile e prevedibile, quanto gradito, sulle rive del Mississipi, dove il tempo ha trasformato gli argini, ma non la sua musica: il Blues. Bello vederli tutti insieme, fondersi e confondersi con i propri back ground, cercarsi per esaltarsi, nel segno dell’eleganza, del rispetto, delle assolute assenze di precedenza. Due di loro, non hanno battuto ciglio e sono rimasti inchiodati alle proprie postazioni per tutta la durata delle session: la voce nera e il basso funky di Patrix Duenas e le tastiere, incommentabili, perché viaggiano su orizzonti troppo lontani per essere visti e concepiti da occhio umano, di Michele Papadia, un santone schivo ai proclami che riesce a guidare anche mandrie imbufalite, un accordatore inimitabile di suggestioni, un raccoglitore insostituibile di generi ed epoche. Attorno ai due perni, così distanti tra loro, eppure così funzionali alla causa serale, sono ruotati Gennaro e Giuseppe Scarpato, due polistrumentisti che hanno il vantaggio, oltre che essere due inappuntabili professionisti, di essere nati dalle parti di Pino Daniele e Tullio De Piscopo; Carmine Bloisi alla seconda batteria, Leonardo Ricotti con la sua sei corde e poi Nick Becattini e Sergio Montaleni, le due chitarre più pregiate della città del più antico e sontuoso Festival Blues. Siamo cresciuti insieme, senza mai perderci di vista: abbiamo seguito, con occhio e commento critico, le loro evoluzioni strumentali; loro, ci hanno incoraggiato, criticamente, a non smettere di monitorare la musica e i suoi rappresentanti. Quando ci incontriamo, ci abbracciamo, forte, con calore: noi li ringraziamo per essere ancora lì, sul palco, a dispensare emozioni; loro faranno altrettanto perché non ci siamo ancora stancati di emozionarci. E di raccontarlo.

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.