Una trans come tante altre

NON CI SONO più le mezze stagioni. Ma neanche le mezze misure. Un buon film, è, automaticamente, un capolavoro. Sorge il dubbio che dietro a tanta magnificenza ci sia la macchina dello star system a distribuire prebende affinché si garantisca il successo. Successo particolare, poi, politicamente auspicabile, questo sì, visto e considerato che la protagonista è Daniela Vega, prima transgender a meritare applausi e consacrazioni cinematografiche. Ma dietro la storia di Una donna fantastica c’è un microcosmo abituale, che non riguarda soltanto Marina, la protagonista del film di Sebastian Lelio, regista cileno che con questo racconto praticamente inattaccabile si è guadagnato una candidatura agli Oscar.

Lui ha 57 anni, leader di un’azienda tessile con ottime fatturazioni, sposato con una donna affascinante e padre di due figli; lei ne ha 27, trenta meno di lui, fa la cameriera in un ristorante di Santiago, prende lezioni di canto lirico ed è una trans, non ancora operata (e le consigliamo di non farlo). Questa storia d’amore (im)possibile nasce sul limitare della sua fine, perché Orlando (Francisco Reyes), dopo aver trascorso una piacevole serata in compagnia dell’amante e dopo essersi svegliato improvvisamente durante la notte per l’incedere di un aneurisma, muore poco dopo all’ospedale. Lì, al nosocomio della capitale cilena, lo spettatore scopre (ma qualche sospetto dovrebbe averlo già avuto) che l’amante è una trans. La moglie e i figli le chiedono, tra gentilezze e brutalità di rito, di non presentarsi al funerale. Marina, però, rivendica il proprio amore, le proprie scelte e la propria dignità, oltre che il magnifico cane, un pastore tedesco, che seppur cresciuto con la famiglia originaria, Orlando ha deciso di regalare a lei. Il resto, che non vi raccontiamo perché non è giusto e perché vi invitiamo a vederlo, il film, è tutto quello che si può immaginare in una situazione del genere, a prescindere dalla scelta transgender della protagonista. Anche se fosse stata una ragazza nata nel corpo desiderato, in qualità di amante di un uomo sposato e con figli e per di più di trent’anni più giovane, le reazioni degli eredi naturali sarebbero state praticamente le stesse. Difendiamo, con naturale convinzione e accanimento, i diritti dei transgender, così come quelli delle coppie di fatto e di tutto quello che possa attribuirsi alle scelte, lucide, di ogni singolo individuo. Senza diventare partigiani, però; altrimenti, si perde l’obiettività e si nominano a caso (im)probabili vincitori di Oscar.   

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.