La lampada (magica) dei fratelli Forman

PISTOIA. È così magico il teatro-circo dei fratelli Forman, che si potrebbe addirittura soprassedere al ruolo del cantastorie e ottenere, comunque, il fascino, indiscreto della magia. A patto però che nel ruolo di narratore non ci sia Massimo Grigò, perché quando è così, il racconto diventa davvero fiaba e i bimbi, ma anche i loro genitori, si immergono nel tutto nella storia, incantata e incantevole, di Aladino. È successo al Funaro, a Pistoia, ma siamo pronti a scommettere che su un impianto così ben architettato di felliniana memoria e affidato al misterioso diaframma di Massimo Grigò, il sogno, ammalierebbe tutti i suoi spettatori, a qualsiasi latitudine. La scenografia è veramente monumentale, senza perdere nemmeno un atomo dell’intimità familiare che riconduce alla famiglia classica, quella del Mulino bianco, tanto per intenderci, che attorno al fuoco del camino di una casa di montagna immersa nella neve, si raccoglie attorno al calore salvifico della legna che arde per sentire il nonno che racconta una storia.

Ci sono dromedari, finestre di castelli incantati, marionette, riflesse da tergo, che narrano la storia della storia, proposta da Massimo Grigò, che si muove da un lato all’altro del palcoscenico con la leggerezza e la deontologia professionale del cronista che ha solo il compito di aiutare la visione e l’ascolto di quello che sta succedendo monumentalizzando le visissitudini. La storia di Aladino è lunga, laboriosa, articolatissima, un concatenarsi di vicende che renderebbero la trama incomprensibile, per le sue innumerevoli sfaccettature, ma che i Forman Brothers hanno ridotto al minimo, senza comunque mutilare i passaggi fondamentali e dunque la leggenda. Dagli esordi di questo bambino scapestrato, fino all’incontro con un falso mercante di stoffe, che lo conduce nella grotta segreta affinché gli restituisca la lampada magica dotandolo però di un anello altrettanto miracoloso che riuscirà a salvare il moccioso da una sorte ingrata, fino al lieto fine, quello che lo vedrà sposo della bellissima figlia dell’imperatore. Un racconto indelebilmente impresso nell’infanzia di molti bambini di tutto il mondo che il teatro nomade dei fratelli Forman ha comunque voluto rielaborare, regalando a Pistoia, dopo Oblodarium, mistico e nomade, ma meno adolescenziale e per parecchi versi inquietante, comunque bellissimo, un’altra gemma, grazie alla regia di Matej Forman, la scenografia, costumi e marionette di Josef Sodomka, Andrea Sodomková e Matej Forman, la musica di Daniel Wunsch, la coreografia di Veronika Švábová, le luci di Petr Goro Horký e Tomáš Morávek, il suono di Philippe Leforestier e con i marionettisti Radim Klásek, Eleonora Spezi, Tereza Hradilková, Jan Bárta, Vít Maštalír, Miroslav Kochánek, Jan Niesyt, la direzione tecnica di Josef Sodomka, la produzione esecutiva di Jakub Hradilek, la costruzione e decorazione delle marionette di Costruzione e decorazione marionette di Antonín Malon, Tereza Komárková, Martin Lhoták, Radomír Vosecký, Petr Horký, Vladimír Všetečka.

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.