La grande illusione

di Luigi Scardigli

FIRENZE. È andata all’incirca proprio così: abbiamo sognato, ci abbiamo creduto, ma abbiamo perso. Ora, in quegli scantinati nei quali un giorno si costruivano i volantini con il ciclostile, si scopava come dannati senza alcuna precauzione, ci si stordiva il sistema nervoso con quantità industriali di fumo – buonissimo -, si leggeva in continuazione, si ascoltavano talenti e si suonava pure, solo Musica ribelle, naturalmente, da dove si trasmettevano clandestinamente (Radio Nebbia) gli appostamenti, si leggevano i sogni, si produceva la felicità, dove c’è ancora tutto, conservato come reliquia, i proprietari, che sono stati compagni, ma che non lo sono più, in quei sottoscala lontani dagli occhi indiscreti della polizia, ma sotto il rigido controllo della rete informatica (che è molto peggio), ci vanno le nuove orde giovanili, senza regola alcuna, per organizzare rave, che sono i nuovi uffici per stordirsi, proprio come succedeva quarant’anni prima, ma senza il minimo criterio, senza messaggi, senza rivendicazioni, se non quello di sottrarsi da un futuro, che non esiste più.

È costruito con gusto, Musica ribelle (in scena, fino al 10 dicembre, alla Pergola, a Firenze), non foss’altro per rendere al musicista più importante e decisivo di quell’epoca meravigliosa, Eugenio Finardi, i giusti meriti, quelli artistici, di aver importato, per primo, la world music e di aver raccontato, senza filtri, così come stavano davvero le cose, gli umori di quella generazione. A mettere le mani in quegli anni dolci e violentissimi ci hanno pensato Federico Marginetti, Massimo Olcese, Arianna Battilana e Mimosa Campironi, affidando alla regia di Emanuele Gamba e a Francesco Niccolini e Pietro Contorno, il testo, il soggetto e la drammaturgia della rappresentazione, che si è fatta spettacolo grazie ad un cast di giovanissimi (Alessandro Baldi, David Marzi, Gabriel Glorioso, Marta Paganelli, Filippo Paglino, Albachiara Porcelli, Benedetta Rustici e Luca Viola), un po’ grezzi, teatralmente, ma capaci, anche se inconsapevolmente, possiamo immaginare, di interpretare, senza scimmiottare (difficile riprodurre i si bemolle di Finardi), le gesta musicali di quelle magiche incisioni in sala di registrazione, che sono Sugo e Diesel, due album davvero rivoluzionari, riprodotte con dignità, anche se non all’altezza dei suoi incisori (Finardi, Calloni, Cerri) dalla band sul palco (Filippo Bertipaglia, Francesco Inverno e Andrea Mandelli), anello di congiunzione tra i giovani degli anni ’70 e quelli del terzo millennio. Hugo, nome di latitanza necessaria, è un ex gruppettaro che suonava e suona ancora, probabilmente; ha iniziato con Demetrio Stratos e gli Area (altro nome indispensabile per ricostruire la storia e la cultura di questo Paese). È un adorabile sessantenne che affitta, a prezzi accettabili, il proprio scantinato, dove da giovane ha idealizzato e fallito la sua e un’intera generazione. La lettura del passato e quella del presente è tutto sommato corretta; si fa un briciolo di confusione tra l’eroina e la P38, che sono, vero, due varianti non proprio accidentali della disfatta del movimento, ma che sono arrivate negli stabili okkupati da fonti diverse e mosse, virtualmente, da principi opposti. Non si fanno addebiti ai servizi segreti - la vera disfatta della sinistra extraparlamentare - e poi lo spettacolo non contempla due brani indispensabili per la oggettiva revisione di quella stagione: Diesel e Scuola. Ci dicevano, insistevano, di studiare, che da grandi ci sarebbe stato utile sapere le cose che a scuola andavamo a imparare, che un giorno avremo dovuto anche lavorare. E c’è chi è stato promosso, c’è chi è stato bocciato, chi non ha retto la commedia ed è uscito dal gioco, ma quelli che han studiato e si son laureati, dopo tanti anni, adesso, sono disoccupati. Perciò, va pure a scuola, per non far scoppiar casino: studia matematica, ma comprati un violino; impara a lavorare il legno e ad aggiustar ciò che si rompe, che non si sa mai, nella vita, un talento serve sempre.

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.