Un vecchio Arpagone

AGLIANA (PT). Ugo Chiti, il regista, nelle sue note, fa sapere che in questa rilettura de L’avaro, la figura di Arpagone è sì centrale, ma non solo per la sua tragicomica, asfissiante e penosa nota avarizia, quanto per la sua irritante, commovente, detestabile e altrettanto conosciuta miseria umana, che sfocia nella solitudine più assordante, che il vecchio bisbetico riesce a costruirsi in modo del tutto inattaccabile nel giro di una sola giornata, quella nella quale si consumano i cinque atti della commedia di Molière e che Alessandro Benvenuti e il cast al suo seguito hanno riassunto e condensato in due, andando in scena, ieri sera, 3 gennaio, al Teatro Moderno di Agliana. Lungi da noi voler sottrarre alla leggenda la sempiterna vicenda, ideata e scritta quattro secoli or sono, del nobile ricchissimo e avarissimo Arpagone, delle sue naturali vittime designate, i due figli e del concatenarsi degli accadimenti che si consumano, nel giro di 24 ore, nella sua modesta, spoglia, misera e triste villa.

Né tanto meno osare di ridurre lo spessore teatrale e recitativo del detestabile padre-padrone (Alessandro Benvenuti), accompagnato in questo quadro balzachiano dai suoi due figli, Elisa e Cleante (Lucia Socci e Andrea Costagli), dall’arguto servo Valerio (Gabriele Giaffreda), dallo spudorato Freccia (Massimo Salvianti), dal represso e vendicativo Mastro Giacomo (Dimitri Frosali), dal redivivo don Anselmo (Paolo Ciotti), dalla frustrata e squattrinata mezzana Frosina (Giuliana Colzi) e dalla giovane e mai doma Mariana (Desirée Noferini). È una commedia della quale il teatro – non certo il pubblico, che al Moderno ha fatto registrare un piacevolissimo sold out -, probabilmente, ne avrebbe potuto fare anche a meno. Nessuno dei protagonisti della rappresentazione, né tanto meno Molière, vedranno accrescere, nei propri rispettivi curricula, punti a loro favore dopo questa ennesima rivisitazione. Una commedia piacevole, beninsteso, composta, conseguenzialmente corretta, con un sottile, seppur scontato, senso umoristico, controbilanciato dal parossistico senso di avidità della maschera di Arpagone, due tonalità ocra che avrebbero potuto e dovuto offrire alla riedizione una vena nuova, originale, meno didattica e più rivoluzionaria. E invece, la possibile, ghiotta occasione di di disallineamento culturale, è andata perduta, così che anche questo remake si stenterà a poterlo ritrovare nella cesta, affollatissima, di tutti colore che hanno deciso di tributare al commediografo francese un omaggio, senza però metterne in discussione lo scheletro, senza invertirne, o per lo meno, scambiarne, la logica buonista degli epiloghi letterari con i quali l’Europa si è avviata, vertiginosamente e inesorabilmente, all’Illuminismo. Alessandro Benvenuti ha confermato tutto il proprio istrionico talento, facilitato dal resto degli attori che ne hanno, con assist degni delle migliori boutade, esaltato l’ormai distintivo umorismo pseudo surreale. Senza traccia, senza percosse, senza ferite. Andreebbe proposto, questo Avaro, a un pubblico più giovane, giovanissimo; formula che potrebbe avvicinare i videoti del terzo millennio alla magia del Teatro e dispensare i vecchi spettatori da una commedia già vista tante, troppe volte. E imparata a memoria.

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.