Bunna e Madaski in 3D

PISA. Dopo pochi attimi dall’inizio di Offline, ci siamo voltati intorno per vedere se gli altri spettatori del Teatro Verdi di Pisa fossero munti di quegli occhiali particolari che vengono offerti per gustare al meglio alcuni film tridimensionali. Non li aveva nessuno. E allora, abbiamo accavallato le gambe, abbiamo appoggiato la testa sul dorso della mano destra chiusa a pugno del braccio a sua volta in equilibrio sul bracciolo della poltrona e abbiamo deciso di lasciarci andare, provando – opera ardua, ma emotivamente redditizia – a percepire nitidamente le varie opere contemporanee – perché in essere - che si stavano consumando sul palcoscenico. La prima, diretta, la più semplice, anche in virtù di memorie che affondano le radici fino nel lontano 1981, anno della loro nascita, è stata quella di (ri)gustare alcuni motivi degli Africa Unite, rappresentati, per questa serata pisana, dai suoi due padri fondatori, Bunna e Madaski, decisamente invecchiati, ma con la stessa solita, anomala, chioma e grinta.

Subito dopo, abbiamo provato a disintonizzare l’attenzione principale per offrire lembi di udito e razio agli Architorti: Marco Robino, Marco Gentile, Efix Puleo, Federica Birbiricchi e Paolo Grappeggia, quintetto di corde classico (tre violini, un contrabbasso e un violoncello) che hanno già sperimentato la propria duttilità conservatoriale prima di cimentarsi con il dubreggae degli eredi torinesi di Bob Marley. Non è ancora finita l’offerta spettacolare, dunque, nemmeno l’attenzione si è potuta rilassare, perché sul palco, proprio mentre il Vecchio Continente musicale si interfacciava con quello sonoro della Jamaica, sono arrivati sei danzatori straordinari, che fanno parte della MM Contemporary Dance Company Paolo Lauri e che rispondo ai nomi di Fabiana Lonardo, Enrico Morelli, Giovanni Napoli, Nicola Stasi, Gloria Tombini e Lorenza Vicidomini, che su quelle note, su quelle vibrazioni, su quelle intuizioni hanno inscenato una coreografia monumentale, disegnata da Michele Merola con altri personaggi decisivi dello spettacolo che hanno trasformato due concerti e un balletto in qualcosa di ardito, spesso incomprensibile, decisamente bello, bellissimo. Sì, perché tutto quello che vi abbiamo presentato ha fatto poi i conti, fino ad un bis non richiesto, ma gradevolmente offerto e accettato – e che è quello che ci ha consentito di scattare un paio di foto leggibili –, con un filtro gigantesco che ha occupato l’intero volume del palco, una rete di millimetriche maglie pseudo invisibile che è servita a dare, prima, la sensazione di fumo in sala, poi, a creare una sorta di sovrimpressione sulla quale sono state proiettate immagini deformanti, degne delle migliori preveggenze dei Pink Floyd. Dove abbiamo trovato il tempo per gustare un’offerta così articolata, impegnativa, fisica e umorale? In tutto questo, esattamente in tutto questo pauroso assortimento artistico, reso mirabilmente al limite della comprensione, Offline, appunto, da questo sottilissimo schermo invisibile, che sembrava non aver alcun potere protettivo, ma che ci ha assicurato una contaminazione scevra da pericolosi effetti collaterali.

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.