Sorelle improbabili

PISTOIA. Il dolore – è una commedia noir – ci è sfuggito, ma anche la vena umoristica; quest’ultima, in compenso, non è stata afferrata nemmeno dal resto del pubblico del Teatro Manzoni di Pistoia (si replica stasera, sabato e domani pomeriggio, 14 gennaio), perché a ridere sono stati in pochi e con parecchia parsimonia. Che siamo in una villa che rappresenta fortune dimenticate lo si capisce leggendo le note, non certo dalla caustica e caotica confusione scenografica. Le Sisters, o Come stelle nel buio (la sovratitolazione anglosassone lascia ulteriormente perplessi), sono due sorelle con trascorsi artistici: Regina (Maria Rosaria, in arte Iaia, Forte), corpulenta e sguaiata ma modesta cantante napoletana, come Igor Esposito, autore del testo e Chiara (Isabella Fogliazza, in arte Ferrari), la sorella meno vesciaiuola, che non slenga i bassi anche perché (bisognerebbe chiederlo a Valerio Binasco, il regista) ha fatto un po’ di cinema, forse.

Un tragico incidente stradale si è portato via il padre, la vera attrazione artistica familiare e ha costretto sulla sedie a rotelle Chiara. Le luci della ribalta si sono ormai spente da tempo e alle sorelle non resta che ricordare, con tutte le possibili e immaginabili recriminazioni. Ma l’odio/amore che tiene claustrofobicamente legate Regina e Chiara non è mai tragico, per penetrare nelle viscere e men che mai comico, da farsi perdonare il sadismo. Soprattutto non convincono l’inutile e scomposta esuberanza alcolica di Regina, così come la morigerata sofferenza di Chiara, oltremodo imbarazzante nel ricoprire la disabilità. Efficace e quanto mai attuale, nella primissima parte della rappresentazione, le parole al vetriolo sul dazio sessuale che molte donne sono costrette a versare per raggiungere il tanto agognato successo artistico (per fortuna, la Deneuve, ha preferito non tacere, comunque), risucchiato, come buona parte di tutto il resto, dall’inutile e dannoso video-mapping che ingombra ulteriormente un ambiente già superaffollato. Le battute che vorrebbero scarnire lo straripante potere televisivo sono piccole perle disseminate distrattamente lungo un percorso che non impone mai la riflessione e tra le due sorelle non scorre mai quella penosa sofferenza di entrambe di temere, soprattutto e maledettamente, un’ulteriore distacco, l’ultima letale solitudine. Eravamo convinti, alla vigilia, memori dei nostri improbabili ricordi, rasserenati da un veloce ripasso su Wikipedia, che la femmina cinematografica di Pappi Corsicato e quella sul palcoscenico di Leo De Berardinis, Mario Martone, Federico Tiezzi e Emma Dante, avrebbe avuto il carisma e la forza trainante per tenere a galla un’operazione che è apparsa, immediatamente, incerta e claudicante. Su Isabella Ferrari a teatro confidavamo poco e spesso, l’assenza di aspettative, riduce anche le delusioni. La gente, però, ha gradito e non poco, per onor di cronaca, salutando le due mattatrici con un lungo sentito applauso. Complice forse anche l'intramontabile No woman no cry di Bob Marley, sulle cui note si è chiuso il sipario.

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.