Una femmina di lusso

LAMPRECCHIO (PT). Del libretto originario ne ha fatto quel che ha voluto, senza correre il rischio di essere tacciata di blasfemia. La vedova allegra, del resto, non ha mai avuto pretese leggendarie, anche se poi, a teatro, in molti ci si sono sbizzarriti, e parecchio. Anche Maddalena Crippa, in verità, che ha collaborato con il regista Bruno Stori in questa rivisitazione musicale dichiarandosi immediatamente e apertamente con l’inversione sostantivo/aggettivo, L’allegra vedova, si è divertita molto, ma soprattutto ha divertito il pubblico che ne ha ancora una volta piacevolmente sottolineato la meravigliosa duttilità e camaleontismo, doti che abbinate a un profondissimo professionale senso del termine attrice, fanno della fascinosa sessantunenne brianzola una delle donne più interessanti dello spettacolo artistico italiano.

Sul palco del teatro di Lamporecchio, sulle colline pistoiesi che guardano, con invidia, a Empoli, c’è una pedana rettangolare supportata, umoralmente, da quattro sgabelli posti alle spalle, dove siedono Giampaolo Bandini alla chitarra, Giovanni Mareggini al flauto e all’ottavino, Mario Pietrodarchi alla fisarmonica e Federico Marchesano al contrabbasso. Lo spettacolo - il racconto della bella, giovane e soprattutto ricchissima vedova che deve districarsi tra la miriade di corteggiatori attratti, soprattutto, dalla sua imponente dote -, è esemplarmente composta dalla musica dei quattro strumentisti (che hanno preso tante lezioni, ma che ora le danno) e dalla solarità, agrodolce, di Maddalena Crippa, maledettamente a proprio agio nei panni di tutti i personaggi che popolano la scena: la vedova, il Principe Danilo, la voce narrante, la chansonnier, la pagliaccia d’occasione, la poetessa, la donna fiera, fiera di esserlo. Una femmina di lusso, che cancella la profondità delle proprie iridi ogni volta che sorride, ma che sfoggia una policromia strepitosa, un insindacabile fascino e una naturale propensione al fascino e all'ilarità. Canta in falsetto, in si bemolle; trasforma il monzese di altura in un idioma dell’est europeo, muovendo le mani e il corpo con quella meravigliosa leggerezza che darebbe a una qualsiasi cubista la patente internazionale dell’erotismo. Modula il diaframma come se oltre alla scuola di recitazione, a Milano, fosse stata anche a lezione da Demetrio Stratos, masticando con estrema naturalezza il chewingum del palcoscenico, quello che lo ha celebrata nel dramma di Riccardo II come nella buffa parodia di una vedova rallegrata, più che dai 50 milioni di franchi lasciatile dalla dolce metà scomparsa, dal piglio, dall’abnegazione e dalla serietà con i quali occorre, necessariamente, affrontare un mestiere così difficile.  

Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.