Cinema (61)

Una trans come tante altre Featured

NON CI SONO più le mezze stagioni. Ma neanche le mezze misure. Un buon film, è, automaticamente, un capolavoro. Sorge il dubbio che dietro a tanta magnificenza ci sia la macchina dello star system a distribuire prebende affinché si garantisca il successo. Successo particolare, poi, politicamente auspicabile, questo sì, visto e considerato che la protagonista è Daniela Vega, prima transgender a meritare applausi e consacrazioni cinematografiche. Ma dietro la storia di Una donna fantastica c’è un microcosmo abituale, che non riguarda soltanto Marina, la protagonista del film di Sebastian Lelio, regista cileno che con questo racconto praticamente inattaccabile si è guadagnato una candidatura agli Oscar.

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I quattro trucidi moschettieri Featured

CORAGGIO ne ha da vendere, Cosimo Gomez, non c’è che dire; è un po’ sprovvisto di misura, ma visto che Brutti e cattivi è la sua opera prima, occorre concedergli almeno un’altra chance. La banda dell’Ortica metropolitana è particolare: l’unico normodotato, il Merda (Marco D’Amore), si è bruciato con il crac le cellule bianche del cervello, quelle che non risorgono. Gli altri tre, a iniziare dal boss della banda, il Papero (Claudio Santamaria), Ballerina (Sara Serraiocco) e Plissé (Simoncino Martucci), pasoliniani e felliniani, prima che Scolastici, di testa e cattiveria, ne hanno in abbondanza, ma le loro menomazioni (senza gambe, il primo, senza braccia, la ragazza e un nano) e la loro sete di rivalsa sociale condizioneranno il buon esito della rapina, fatta tra l’altro, alla mafia cinese, il gruppo sbagliato. Siamo a Roma, ma a parte lo slang e qualche veduta aerea, non si capisce quasi mai.

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Chi sono i replicanti? Featured

di Alagia Scardigli

NEL SEQUEL di Blade Runner l’anno è il 2049 e ci sono macchine volanti, pubblicità sotto forma di ologrammi ciclopici e il mondo appare come un’enorme industria abbandonata. Gli uomini che lo abitano sono così piccoli rispetto a questa macchina gigante che li governa; non si vedono nemmeno: sono annebbiati dalle piogge acide, non c’è sole che possa illuminare le loro vite. Ecco, ma dove sono, questi umani? Chi sono gli umani? La nostra identità è basata sulla memoria. Da 1984 a Fahrenheit 451 sappiamo che la distopia si realizza quando l’uomo cessa di ricordare, se smette di ripensare alle sue origini. Ma se in questo cyber-futuro la memoria fosse data anche a chi non ha vissuto? Cosa accade se generi ricordi in chi non ha un’infanzia, in chi non ha un’anima? Un replicante può provare emozioni, anche se inculcate? Può porsi dubbi esattamente come fa l’uomo filosofico? Allora cosa distingue i nati dai creati? La linea che separa umano da replicante è così sottile da metterci in confusione per tutta la durata della pellicola.

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Così è, se vi pare Featured

LE GUARDIE e i ladri si vedono solo per pochi istanti. Ma si capisce, soprattutto dall’aria che tira sistematicamente, soprattutto la notte, che quella è terra di confine. Siamo a Napoli, nel bel mezzo di una delle tante zone di degrado oltre ogni ragionevole giustificazione, dove vive e lavora Giovanna (Raffaella Giordano, purtroppo doppiata da Maria De Filippi) una maestra del nord, che nell’anti-zoo partenopeo, la comunità di recupero per adolescenti disagiati, la sua Masseria, con la complicità del Preside, prova a scippare all’ineludibile un gruppo di bambini. In quel giardino ignorato dai ladri e dalle guardie, oltre che da dio, più che protetto, arriva Maria (Valentina Mannino), L’intrusa, con i suoi due figli: un neonato che piange continuamente (e perché dovrebbe ridere, poi) e Rita (forse è lei, la vera intrusa), una meravigliosa adolescente, già incattivita.

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Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.