Teatro (140)

L'oro di Napoli Featured

di Luigi Scardigli

PISTOIA. Benedetta Gomorra, altrimenti, certi tentativi, sarebbero potuti rimanere nei cassetti di chissà quali scantinati dei Bassi. E invece, il giovanissimo Marco D’Amore, si è presa la briga di catapultare, in un sogno, il dramma dei suburbi statunitensi e portarlo a due passi da casa sua, per ridisegnarne un affresco tutto napoletano. Il tentativo di rimettere le mani su American Buffalo - monetina americana dall’inestimabile valore, regolarmente acquistata da un autodidatta rigattiere senza acume alcuno da un fine intenditore -, è l’escamotage teatrale attorno al quale tre diseredati imbastiscono e pianificano un improbabilissimo furto. Della trama, dell’epilogo, dell’incipit, credeteci, non ce ne frega nulla: se vi preme, andate a vederlo, non ve ne pentirete; anche se per dovere di cronaca vi segnaliamo che sarà al Teatro Manzoni di Pistoia fino a domenica 17 dicembre, che è tratto da un’opera di David Mamet, tradotta da Luca Barbareschi, adattata da Maurizio de Giovanni e che vede in scena, oltre al regista, Tonino Taiuti, l’ala musicale del teatro napoletano e Vincenzo Nemolato.

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Senza guantoni Featured

PRATO. Una divertentissima ragnatela di ipocrisie, crudeltà, cinismi, un quadretto familiare di rara cattiveria e di tassonomico riferimento brechtiano. Anzi, un ring, dove sono ammessi anche i colpi bassi, in alcuni casi, dove non vince nessuno, se non il male di vivere, che tutti noi, mariti e mogli, inesorabilmente, incontriamo. Play Strindberg (rielaborazione della Danza macabra di August Strindberg, di Friedrich Durrenmatt, affidata alla regia di Franco Però, al Fabbricone di Prato fino a domenica 17 dicembre), è, oltre che un graditissimo esercizio teatrale per tre vecchi marpioni (si aggirano attorno ai sessanta, vecchi è in corsivo, eh) che conoscono perfettamente il proprio lavoro, una disputa senza tempo, un miserabile affresco della falsità matrimoniale che riesce a trascinarsi dietro, con estrema leggerezza, tutto il peso incombente e devastante dei sotterfugi che ognuno di noi calibra e gioca a proprio piacimento, collassi compresi.

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Beati i primi Featured

LASTRA A SIGNA (FI). La situazione, nel frattempo, non è migliorata. Anzi. La società continua a sfornare serie illimitate di Luciana Colacci, che (s)fortunatamente non tutte reagiscono come il personaggio cardine di Gli ultimi saranno ultimi, rappresentazione teatrale sfornata dodici anni fa dall’idea di Massimiliano Bruno, catapultata al cinema nel 2015 e tornata in scena, ieri sera, al Teatro delle Arti di Lastra a Signa, a Firenze, con la regia di Marco Contè e il solito camaleontismo di Gaia Nanni, una e tutte. In un paesino qualsiasi di un’Italia martoriata da se stessa, si ritrovano, in un contesto drammatico, dolcissimo e fantozziano, una donna delle pulizie, un’amministratrice delegata e un’operaia della GreenLife, azienda internazionale leader in sfruttamenti, un poliziotto friulano mandato a fare gavetta altrove e una trans colombiana.

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La grande illusione Featured

di Luigi Scardigli

FIRENZE. È andata all’incirca proprio così: abbiamo sognato, ci abbiamo creduto, ma abbiamo perso. Ora, in quegli scantinati nei quali un giorno si costruivano i volantini con il ciclostile, si scopava come dannati senza alcuna precauzione, ci si stordiva il sistema nervoso con quantità industriali di fumo – buonissimo -, si leggeva in continuazione, si ascoltavano talenti e si suonava pure, solo Musica ribelle, naturalmente, da dove si trasmettevano clandestinamente (Radio Nebbia) gli appostamenti, si leggevano i sogni, si produceva la felicità, dove c’è ancora tutto, conservato come reliquia, i proprietari, che sono stati compagni, ma che non lo sono più, in quei sottoscala lontani dagli occhi indiscreti della polizia, ma sotto il rigido controllo della rete informatica (che è molto peggio), ci vanno le nuove orde giovanili, senza regola alcuna, per organizzare rave, che sono i nuovi uffici per stordirsi, proprio come succedeva quarant’anni prima, ma senza il minimo criterio, senza messaggi, senza rivendicazioni, se non quello di sottrarsi da un futuro, che non esiste più.

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Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.