Editoriali (17)

Happy birthday, Sara Featured

QUANDO si cade prigionieri, bisogna accettare le regole dei vincitori, soprattutto quando non si è disposti, stoicamente, a cedere un passo e ancor di più quando chi vince, decide di risparmiarti. Specie in guerra. Lei in particolare, Barbara Balzerani, che la guerra ha finto di farla (ma i morti son tutti veri) e, condannata all’ergastolo, si è ritrovata fuori dalle galere, a chiacchierare, con un discutibilissimo senso dell'ironia, sulle piattaforme sociali. Non ci indigna il tono goliardico che Lei ha usato per festeggiare il quarantennale della mattanza di via Fani, quanto la sua colpevole e imperdonabile chirurgica superficialità storicista. Gli atti dicono che la mattina del 16 marzo del 1978 lei non sparò, vero (lo ha fatto in altre circostanze, in compenso e mai contro un nemico del proletariato), ma in qualità di dirigente della colonna romana delle Br, sul sequestro Moro, qualcosa di importante lo avrà deciso. Invece di chiedere asilo per come rievocare i fasti di quell’impresa, Sara, farebbe meglio a raccontare, almeno ai compagni di Lotta Continua prima e di Autonomia Operaia poi (ce ne sono ancora molti, in giro e tutti portano indelebilmente i segni della sconfitta), come andarono veramente le cose tra voi brigatisti, soprattutto dopo quel famoso 8 settembre 1974, quando a Pinerolo la Polizia arrestò Renato Curcio, ma non Mario Moretti, avvertito non si sa ancora da chi dell’imboscata. Potrebbe farlo, Sara, perché a differenza dei servizi segreti, i compagni di Lotta Continua prima e di Autonomia Operaia poi non lo hanno ancora saputo. Ma potrebbe farlo anche in virtù delle 69 candeline che proprio oggi, 16 gennaio, avrà spento, Sara, assieme ad altri miracolati come Lei, responsabili di aver mutilato la felicità di decine di famiglie e di aver irreparabilmente compromesso la Rivoluzione. O altrimenti, potrebbe anche scegliere di tacere, Sara, che forse sarebbe la miglior cosa, soprattutto perché ormai è tardi.

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... e l'ultimo chiuda la porta Featured

PISTOIA. Il Pd, che nei sondaggi perde quota vertiginosamente a ritmi quotidiani, da ieri sera ha un nuovo iscritto: è il fonico della festa in piazza del Duomo. Più cattivo, con i musicisti (Michele Beneforti, abbi pietà per i tuoi colleghi che son restati), con il Sindaco e la sua Giunta, salita sul palco a salutare la cittadinanza dopo la mezzanotte (così abbiamo immaginato che abbiano fatto, gli assessori, perché non s’è capito niente di quel che han detto) sarebbe potuto essere solo Samuele Bertinelli. Anche perché, ieri sera, si è ufficialmente chiuso l’anno nel quale Pistoia, chissà perché, è stata nominata capitale della Cultura e proprio per cedere il testimone (a Palermo, se non sbagliamo) nel migliore dei modi, si sarebbe potuto fare un briciolo meglio. Vabbè, sarà per la prossima volta. Noi, ovviamente, non ci saremo; ma nemmeno voi, eh!

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Una buona notizia Featured

FINALMENTE, alla direzione artistica, ma soprattutto alla presentazione del Festival di Sanremo, il gotha della Rai sta piazzando (la trattativa sembra essere in dirittura d’arrivo) Claudio Baglioni. Che non ci fa impazzire, teniamo a precisare, ma che è, indiscutibilmente, uno dei più fertili cantautori pop della scena italiana da oltre quartant’anni. Soprattutto alla presentazione, teniamo a sottolineare, perché finalmente, quei dieci milioni e passa di telespettatori che si inchioderanno davanti ai propri piccoli schermi nella settimana ligure per parlare, puntualmente, male, malissimo, di tutto e di tutti, con lui si toglieranno il cappello, perché quando dalla scalinata dell’Ariston scenderà il concorrente di turno, Claudio Baglioni, di quella voce che andrà a esibirsi, potrà dire, competentemente, tutto ciò che vuole, senza limitarsi a quei sorrisini di merda che infestano ogni conduzione televisiva. L’augurio, per concludere l’auspicio che si tratti di una vera e propria inversione di tendenza, è che accanto al cantautore romano, viale Mazzini, invece che la solita oca di turno, opti anche per assoldare un'altra voce, al femminile, altrettanto autorevole, romana, come Baglioni: Giorgia, ad esempio. Una buona notizia, insomma. Anzi, due

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Riposa in pace, Carlotta Featured

IL CORPO era in uno stato di putrefazione avanzata. Solo l’esame autoptico dirà con certezza da quanti giorni fosse morta Carlotta. Se fosse deceduta nei suoi anni migliori, quelli che l’elessero regina incontrastata del black carpet delle Cascine, a Firenze, se ne sarebbero accorti subito in tanti: i clienti, numerosissimi; le colleghe di marciapiede, di sogni, di illusioni, che un po’ la invidiavano anche, ma che erano felici che lei sfilasse al loro fianco, garantendo traffico in tilt e affari; e quella miriade di visitatori che il sabato sera, evaporata l’ebrezza notturna ufficiale con fidanzate fedeli, innamorate, ma per nulla trasgressive, andavano a ricaricarsi al Parco, dove Carlotta e le sue compagne di eccessi eccitavano il popolo, pronto, quest’ultimo, ad additarle, condannarle e crocifiggerle appena rispuntava il sole. Aveva 57 anni, Carlotta. È tornata a morire nella sua Lecce, dove era nato Carlo Paiano. Ma è morta da sola, ironia della sorte e dell’inevitabilità delle esagerazioni, senza che nessuno se ne sia accorto, senza che nessuno ne abbia sentito la mancanza. Riposa in pace, principessa delle notti vietate, nell'augurio che un giorno tu rinasca in un corpo nel quale tu possa riconoscerti.

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Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
Registrazione 9-2015 del 19 novembre 2015 presso il tribunale di Pistoia.