Letteratura (31)

L'unica cosa storta è l'etichetta Featured

DEVE AVER capito di aver scritto un capolavoro e per non umiliare oltre ogni ragionevole misura i colleghi, ha deciso di dare al proprio manoscritto un titolo oggettivamente brutto, che fa innumerevoli torti alla poesia che si respira, passo dopo passo, leggendolo. Ma Riparare i viventi (Feltrinelli) è davvero un libro indispensabile, al quale dovete per forza di cose trovare un posto di privilegio nella vostra libreria. Lo merita l’autrice, la francese Maylis De Kerengal, cinquantenne di Le Havre, balzata agli onori letterari con Nascita di un ponte (che leggeremo e ve ne daremo conto, promesso), che ha costruito attorno ad una tragedia (un incidente stradale capitato a tre giovani surfisti) una serie di microcosmi collaterali straordinari. È un’esondazione continua, costante, inarginabile: le cose precipitano di attimo in attimo e non c’è alcuna speranza di salvezza.

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A sua madre Featured

UN POZZO senza fine, una cascata oceanica di emozioni. Con estrema delicatezza. Non ora, non qui è il battesimo letterario di Erri De Luca. Ho avuto il piacere, tardivo, di cercarlo e trovarmelo tra le mani in questi giorni: se lo avessi letto a tempo debito, sarei stato diverso. Forse. Ho acquistato una ristampa, di Feltrinelli, con una copertina economica. Quella originale raccontava di una foto, scattata dal padre di Erri De Luca alla sua famiglia: la moglie e i loro due figli. È con questa fotografia che l’autore fa i conti. Senza farne tornare uno, naturalmente. La scenografia è quella di sempre; un po’ come i libri di Manuel Vazquez Montalban, con l’investigatore Pepe Carvalho, il suo attendente tuttofare Biscuter e la sgualdrina che gli fa compagnia e pompini. Siamo a Napoli e dai Bassi, la famiglia De Luca, superati gli stenti del dopoguerra, riesce finalmente a traslocare in un quartiere più consono al suo lignaggio: la nuova casa è illuminata dal sole, ognuno ha la propria stanza da letto e la sala da pranzo dista dalla cucina così tanto che Filumè, la governante, è costretta a servirsi di un carrello, per preparare e disfare la tavola.

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Tu, mio. Nostro Featured

UN’ALTRA estate di passaggio, ma decisiva. Non so se preceda o venga dopo le altre nelle quali sono ambientati i vari romanzi di Erri De Luca. Tu, mio, comunque, è l’ennesima perla, generazionale, asintattica, indispensabile per chi abbia almeno una volta, nella vita, amato e odiato, dell’autore napoletano, alle prese con l’isola delle vacanze davanti al Golfo di Napoli, liceale anomalo, attratto più dalla pesca che dai sensi ormonici. E poi Caia è troppo bella e soprattutto più grande del protagonista perché lui possa nutrire ambizioni. E poi c’è suo cugino, un infallibile tombeur de femme, con un fisico imponente, una naturale chimica simpatia, dignitoso strimpellatore di chitarra e per questo centro indiscutibile di attenzione nei falò notturni sulla battigia a oscurare le sue velleità.

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La parabola dello Smilzo Featured

NON FATEVI vincere dalla tentazione di sottolineare le cose che credete più importanti, leggendo un libro, che non sia scolastico. Non sta bene. Se qualcuno, dopo di voi, dovesse leggerlo, quel libro, si sentirebbe scippato da un’emozione, che voi, evidenziandola, è come se gliela aveste suggerita. E poi, con Erri De Luca, le cose da sottolineare sono così tante, che le evidenze sarebbero troppe e dunque, perderebbero senso, peso. E importanza. Il giorno prima della felicità (Feltrinelli) calza a pennello, a proposito. Il libro precede e segue, con indifferente cronologia, quasi tutte le altre storie dell’autore napoletano. Il microfono, stavolta, è nelle mani dello Smilzo, un giovanottino carne e ossa adottato da una zia e dunque sottratto ad un orfanotrofio e cresciuto da Don Gaetano, il portinaio tuttofare di uno stabile dei Bassi, che vive al di qua della sua guardiola, divisa dal cortile, dal condominio e dal mondo intero, da una vetrata e che si sostituisce, senza deroghe, impegni e responsabilità, ai genitori, mai conosciuti e senza averne mai avuto il desiderio di farlo.

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Meglio Meno - Direttore responsabile Luigi Scardigli luigi.scardigli@gmail.com
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