di Luigi Scardigli

La moglie, avrebbe scommesso sulle sue doti musicali, in quanto artista. Lui invece, Valerio Savino, ha optato per la pittura e la scultura. Che prima o poi sarebbe diventato un artista non c'era il minimo dubbio.

 

Anche oggi, non più giovanissimo, l'ex tessitore di Prato veste molto bohemien, anche se tutto ha inizio nel 1996, quando si recò in cartolibreria per acquistare una matita hb.

"E' nato tutto da lì - racconta Valerio Savino, invitato dallo Spazio Arte di Pistoia (rimarranno lì fino alla metà di dicembre), ad esporre alcune delle sue opere, titolate Ad occhi aperti -, ma non chidetemi perché. Da quel giorno, però, non mi sono più fermato. Anzi, ho iniziato a pedalare tanto, fino ad arrivare, in bicicletta, alla casa-museo di uno dei miei indiscussi ispiratori, Salvador Dalì. Presi la nave fino a Barcellona e poi, dal porto, su e giù in bicicletta, fino ad arrivare a Figueres, nell'alta Costa Brava. Uscito da quel tempio suggestivo, iniziai a riptermi che da quel momento in poi avrei dovuto esagerare".

La piccola sala della neonata associazione Athena che ospita la nuova mostra è pienissima. Nessuno, dell'organizzazione, si illude, comunque: succede così a quasi tutte le inaugurazioni, dove oltre alla visibilità dell'artista, ai presenti, sono distribuiti stuzzichini e bevande in abbondanza. I suoi quadri e le sue sculture, al di là di ogni ragionevole perfidia, piacciono. Colori intensissimi, accostamenti irriverenti, asimmetrie illogiche, fonti di luce e acqua inaspettate.

"La mia è una pittura antica, antichissima - aggiunge Savino -. E' una pittura onirica e somiglia maledettamente a tutte quelle che come la mia sono il frutto di un sogno. Anzi, di più sogni. Ma ad occhi aperti, altrimenti, gli altri, non potrebbero vederli. E capire".

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