PRATO. La tavola l’ha apparecchiata lui, Antonino Siringo e anche le vivande, le ha preparate nel pomeriggio. Cinzia Fiaschi, invece, per impegni pomeridiani, non è potuta rincasare che per l’ora di cena, ma ha trovato tutto pronto. L’appuntamento lo avevano fissato questa sera a Prato, al Centro per l’Arte Contemporanea Pecci, invitati ad impreziosire Contempoartensemble, la rassegna invernale che si sta consumando per questo anno che verrà.

 

Non erano soli, però per questo Instant Composition. Lungo l’anfiteatro luminoso e illuminato dal bianco delle tre tele in successione - un bagliore che riusciva ad estrarre dalla penombra anche il piano posto all’estremità più lontana dal faro -, la gente era parecchio curiosa di sapere come potessero mai, un pianista visionario e un’artista visiva, cenare insieme. Per non parlare della gente che non ha smesso di chiedersi, nemmeno per un attimo, prima che iniziassero a sbocconcellare, cosa si sarebbero mai potuti dire in tutta la serata. Nulla, in realtà.

Ma sono riusciti comunque a comunicare, nonostante entrambi si siano unicamente preoccupati di esprimersi e non di farsi capire; una reciproca volontà così feroce e delicata però che alla fine è riuscita a metterli in contatto. Al termine, infatti, esausti, si sono guardati, soddisfatti più che sazi, negli occhi, consapevoli che i presenti, oltre a capire che cosa si fossero detti, sono addirittura riusciti a capire che cosa stessero progettando.

E mentre Cinzia si metteva in libertà, scalzandosi, Antonino, felice di immaginare come potesse volgere la serata, si è preoccupato di dare, alla tavola e alla cibarie, qualche tocco di classe. Non ha dimenticato nemmeno i candelabri alle due estremità della lunga tavolata e i calici panciuti in modo disorganico, per l’acqua e il vino, rosso, dei paraggi fiorentini. Poi, sugli antipasti, ha centellinato gocce di aromi e spezie e quando tutto è sembrato pronto, ha iniziato a suonare. Anzi, a suonarsi, in realtà. Entrando incredibilmente e immediatamente nel calore della propria creazione, utilizzata dai programmi televisivi in bianco e nero, quando alla mancanza del sonoro si proponevano, alternativamente, suoni post registrati, che avevano lo scopo di dare alle silenti conversazioni il pathos suggerito dalle immagini.

Le smorfie e le contrazioni iniziali si sono via via dissolte, quando l’armonia si è impossessata del telecomando dell’interruttore generale e Antonino ha finalmente potuto divertirsi come preferisce, invitando le persone a coorte a seguirlo senza temere, nonostante il buio desse continuamente la sensazione di voler perseguitare la comitiva e gli accidenti disseminati lungo l’impervio percorso fossero dei veri e propri trabocchetti. Cinzia, che conosce le miracolose qualità del professore, è finalmente apparsa, lasciandosi suggerire, pur senza guardarlo, da dove iniziare.

Alla base dei tre arazzi in attesa di venir sedotti, una serie di scodelle contenenti ognuna nettari diversi, facilmente riconoscibili dai marcati cromatismi. Il viola e il rosa sono stati utilizzati solo quando le tre tele avevano già dimenticato da dove fossero arrivate, anche se avevano già capito dove sarebbero state condotte: bastava fidarsi del pifferaio magico, del resto.

Un’intimità così grande che è valsa la pena concentrarsi sui tasti e sulle flessioni del maestro, per immaginare e indovinare alla perfezione quali colori avrebbe usato la compagna e come li avrebbe sbattuti lungo le pareti. L’ultima a venir crocifissa, ma con chiodi appena appoggiati, tanto che il martire, spente le luci, avrebbe trovato il verso per come scendere dalla croce e salvarsi, fuggendo, è stata la tela più vicina alla fonte del calore e del suono, quella originaria, sulla quale ha resistito, nonostante la rabbia di un bombardamento indiscriminato che ha agitato pericolosamente le acque, la parte posteriore di una gondola disposta comunque a portare in giro per i canali veneziani i due sposini giapponesi.

Al termine, dopo tre sezioni di applausi, è iniziata la muta traduzione delle informazioni ricevute, un mix di metabolizzazione e digestione che nemmeno una cena per intenditori è riuscita a placare.

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