di Sara Pagnini

FIRENZE. Se la pensate come Renoir, se, quando si tratta di un paesaggio, amate quei quadri che vi fanno venire voglia di entrarci per andarvi a spasso, questa mostra vi piacerà. Amerete l’atmosfera che i quadri esprimono, che sovrasta i soggetti, che diventano secondari; amerete il colore (l’ossessione di Monet). Gli Impressionisti non si soffermano sul soggetto, ma sulle sensazioni che la natura incide su di loro tramite le proprie impressioni. Già, quei magnifici pittori. Sono passati centocinquant’anni da quel famoso aprile del 1874 quando trentuno artisti rifiutati dal mondo dell’arte accademico organizzarono una mostra affatto ortodossa per l’epoca, nella galleria del fotografo Nadar a Parigi. Ecco che nasceva l’Impressionismo, chiamato così dal commento dispregiativo di un giornalista che pubblicò un articolo dal titolo Mostra degli impressionisti. Firenze – a proposito, andate a vedervi, possibilmente sui libri di storia dell’arte, Veduta di Firenze, dell’impressionista Corot – celebra l’anniversario con questa Impressionisti in Normandia. Monet, Bonnard, Corot, Courbet... Capolavori dalla Collezione Peindre en Normandie. Museo degli Innocenti, fino al prossimo 4 maggio (organizzata da Arthemisia), corredata da un percorso didattico ben fatto (per esempio la storia dei pigmenti), interessante e accattivante: si esce da una sala e ci si trova in un lungo corridoio, si sente il mormorio del mare e pare che le onde lambiscano i piedi, li bagnino, e dalla battigia si prenda finalmente il largo. Gli Impressionisti d’altronde lo amavano tanto il mare, amavano l’estuario della Senna, amavano l’acqua con le sue mille sfumature e scintilii e si legarono indissolubilmente alla Normandia, terra selvaggia, cangiante, misteriosa, dove divenne possibile creare una nuova pittura. In mostra troviamo tante marine dai colori miti e luminosi, come nel dipinto di Jean-Baptiste Camille Corot Honfleur, barca in costruzione, o in quello di Eugéne Boudin, Trouville, il mare con l’alta marea. Ma anche un mare in tempesta, terribile e drammatico, dove le onde si susseguono senza sosta e hanno criniere di schiuma bianca, come nel magnifico Il mare a Fécamp, di Claude Monet. Doveva essere bellissimo vedere Boudine, Corot, Courbet, Villon, Renoir, Delacroix con i loro cavalletti, le loro tele, i loro pennelli e i tubetti di vernice al piombo disegnare capolavori en plain air; vedere Pierre Bonnard usare in modo audacissimo il colore in Il bacino degli yachts a Deauville. Il colore in questi dipinti domina; lo sviluppo dell’industria chimica d’altronde aiutò gli artisti nella sperimentazione di una nuova forma di pittura in quanto mise in commercio nuovi pigmenti sintetici come il giallo di zinco, l’arancio cromo e il tanto amato e usato violetto cobalto. Il grigio è un colore che in genere intristisce e inquieta, ma non il grigio dei cieli Normanni dipinti dagli impressionisti; non il grigio luminoso di Lépine, in Chiesa nella piana di Caen II o quello profondo di Courbet in Marina, mare grosso. Questa mostra vi donerà quel pizzico di joi de vivre di cui tanto abbiamo bisogno in questo tempo così grigio cupo e così lontano dal quel grigio normanno degli Impressionisti.
