di Simona Priami

VIAREGGIO (LU). Nella stupenda Villa Museo Paolina Bonaparte nel centro di Viareggio sono state esposte le opere di Alfredo Catarsini in una mostra itinerante: Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina. L’artista viareggino è stato attento e vicino a tutte le correnti artistiche del XX secolo, dai Macchiaioli all’Espressionismo, Surrealismo, Astrattismo, fino al Riflessismo e Simbolismo Meccanico. Ha lavorato con assiduità, attento alle novità del periodo storico, proprio negli anni in cui Viareggio vedeva trasformazioni importanti per quanto riguarda l’urbanizzazione. Dialogando con Elena Anna Rita Martinelli presidente della Fondazione Alfredo Catarsini 1899 e nipote dell’artista, veniamo a conoscenza di tutti i progetti compiuti e in corso, una frenetica attività guidata dalla passione per l’artista che come dice Elena, ha avuto un grande talento ed è stato in contatto con i più importanti artisti dell’epoca; a soli quattordici anni ha conosciuto Modigliani. Tra i vari progetti ci colpisce I luoghi di Catarsini; l’originalità di questo percorso è quella di scoprire e mettere in contatto le opere dell’artista in diverse località, tra Lucca e Versilia. In questo percorso che collega punti importanti geograficamente dell’opera di Catarsini è l’unico in Italia che vede, grazie alla grande organizzazione e all’accurato lavoro, l’accesso a persone non vedenti o ipovedenti che possono scaricare audio registrazioni tramite il QR code nei vari totem disposti vicino alle opere. L’esposizione a Villa Paolina vede due sale a piano terra con venti opere tra dipinti e disegni con darsene, cantieri, ritratti, nature morte, legate al Riflessismo e al Simbolismo meccanico, dagli anni ‘30 agli ‘80, percorso come il precedente accessibile ai non vedenti. Di grande interesse, inoltre, anche l’Atelier Catarsini, ricostruito nelle soffitte della Villa, un luogo di grande effetto visivo dove Alfredo andava a lavorare. Nelle due sale espositive si passa da ritratti figurativi di grande effetto come Bimba all’atelier 1945– 49, una bimba che con vestito azzurro guarda fuori campo trasognata, su una poltrona verde, accanto una pila di libri accatastata; fino ad arrivare a opere dove confluiscono suggestioni surrealiste, simboliste, espressioniste come Composizione meccanica con figura femminile del 1970; in Ingranaggi meccanici del 1966 si vede come l’artista non abbia mai considerato la macchina, mitizzandola come i Futuristi, ma con il suo Simbolismo meccanico l’ingranaggio genera inquietudine, attraverso colori cupi, freddi, dal rosso ferroso al nero, i congegni non sono salvifici, ma comunicano una minaccia verso l’uomo e la natura, anticipando così un degenerare del potere della macchina e dell’oggetto sull’essere umano che diventa dipendente da questi asettici e inanimati ingranaggi.

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