PISA. Una bella serata antica, datata (anni ’70), ma attualissima, in un sabato prossimo all’Off, di là d’Arno, sul limitare di un villaggio in festa. La città tutta, Pisa, rigorosamente sotto il segno dell’On, ingombrava fino alla paralisi viale Mazzini, prendendo in ostaggio almeno tre dei ponti che uniscono le due rive del fiume. Al Teatro Rossi Aperto invece, luogo di una bellezza e unicità particolarissime, una chiesa, divenuta un teatro e trasformatasi poi in una zona promiscua, una fly zone che i Centri Sociali di tutto il mondo sognano di poter occupare tutte le notti, uno stuolo di donne, guidato da Maria Paternostro, leader degli ScandaloSoBrio (Scandaloso Brio, o Scandalo Sobrio, dipende da come vi svegliate) ha organizzato No woman no die, un’altra occasione per ricordare ai maschi (gli uomini lo sanno) che le donne sono semplicemente complici, al 50%, di un percorso, un sogno, un progetto.

L’appuntamento con la leggerezza, con la musica, con le parole, collant ideale di condivisioni strutturali, umorali, chimiche, sociali, politiche, è stata organizzata con la collaborazione dell’Associazione Casa della Donna di Pisa in occasione dell’appuntamento Darsi parola, Scuola politica della rete nazionale Donne in rete contro la violenza (DIRe), organizzata ieri e oggi, 8 e 9 aprile, alla Scuola Superiore Sant’Anna. Prima della carrellata artistica, iniziata con oltre un’ora di ritardo rispetto alle intenzioni, una serie di interventi di chi, non solo ieri, ma tutto il giorno e tutti i giorni, divide il proprio tempo che le resta, dopo aver studiato e lavorato, fatto la moglie, la madre, la sorella, la figlia, l'amica, per ricordare all’altra metà del cosmo che il colore rosa si abbina, meravigliosamente e indispensabilmente, in ogni ordine cromatico. A poetizzare l’incontro, in questa rocca incredibile, uno zoo berlinese dove il tempo ha deciso di effettuare un’eccezione, alcune delle donne che animano lo scenario musicale femminile toscano: Giorgia Del Mese, gli ScandaloSoBrio, ovviamente, Elisabetta Maulo e la sua band, Betta Blues Society, le trio Sonambula, Le Pazze sul fiume e Melissa Ciaramella, snocciolate senza alcun criterio, ordine, preferenza, ognuna con il proprio background artistico, musicale, storico: dal folk alla musica d'autore, dal blues al pop mediterraneo, in sequenza emotiva, senza seguire alcun canovaccio, se non quello della voglia di esserci, di raccontarsi e di far vedere quante belle cose si possono realizzare. Una serata impegnata che non ha comunque risparmiato le papille gustative della buona musica, grazie alla professionalità collettiva che ha pervaso l'appuntamento, con un'elevata eccezione, quella offerta dal fado delle Sonambula: due strumentiste portentose, Valentina Fortunati e Sigi Beare e una voce, quella di Letizia Pieri, che vi raccomandiamo spudoratamente. Non si trattava di un Contest, ieri sera (anche se i Contest vanno benedetti, perché sono la forma originaria e pura dei Fattori X che invadono orami, pesantemente, le scene), ma di un incontro che, ahinoi, è ancora terribilmente indispensabile, vista la facilità e la naturalezza con la quale alcuni maschi (la differenza è sostanziale, rispetto agli uomini) decidono di poter decidere la vita e la morte di quelle donne che hanno avuto la disgrazia di imbattersi in loro. Saremmo tentati di aggiungere che, oltre a queste serate, soluzioni giuridicamente meno leggere, ridurrebbero, a nostro avviso, di gran lunga, la violenta impotenza che anima e arma la follia maschile; e visto che ci siamo, lo aggiungiamo, perché no? Una serata gradevole, popolata con la solita inconcepibile e spesso irritante avarizia dal mondo degli uomini, che ha avuto ragione di esistere grazie al concorso di una serie di anime meravigliose, a iniziare dal collettivo Teatro Rossi Aperto, un agglomerato umano che crede, a ragione, che le città vadano date in appalto gratuito, ma anche finanziate a chi, in quelle città, ha deciso di essere un cittadino. Veramente.

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