PISTOIA. Tra qualche mese, sarà un’altra cosa. Speriamo. Oggi, però, per questa festa intima, ma non privata, alla libreria Lo Spazio, in via dell’Ospizio, è stato tutto molto bello: la gente, quella di sempre, anche se una minima parte, quella che ha consentito a Mauro e Alice di restare in piedi, con il loro angolo delle meraviglie, per questi lunghi, lunghissimi, dodici anni. E poi lui, Mauro Pompei, febbricitante (la temperatura è figlia di un più coraggioso tentativo di suicidio, a base di paella e antibiotici: cosa che avrebbe fatto stramazzare a terra un elefante, non certo lui), che si è seduto e ha letto qualche pagina di riflessione, ricordi, sogni, speranze, paure. Lo ha fatto in romanesco, anzi, in ciampinese, con le e chiuse, anziché aperte (insopportabile) perché in italiano non gli sarebbe mai riuscito e soprattutto perché quando si scrive quello che si ha dentro, lo si scrive come lo si direbbe.

Lo ha fatto su un sottofondo particolare: il contrabbasso di Nicola Vernuccio e la voce di Rebecca Scorcelletti. Un quarto d’ora, poco più, poco meno, ricordando il bambino che era, quando è arrivato e constatando l’uomo che, suo malgrado, è dovuto diventare. Lo ha fatto all’interno di quella libreria, che ha ospitato in questi lunghissimi dodici anni, volati via senza pudore alcuno, un sacco di gente meravigliosa: poeti, scrittori, filosofi, navigatori, santi, puttane, imbroglioni, amici, parenti, passanti pochissimi, perché in via dell’Ospizio, a Pistoia, non ci si passa: ci si va se si vuole andare a Lo Spazio. Punto. Un compleanno informale, che è diventato un appuntamento con il futuro. Se tutto procederà come loro e noi ci auguriamo, entro giugno del prossimo anno, quell’alcova piccolissima, dove i libri si sorreggono, spontaneamente, in equilibrio, chiuderà i battenti per riaprirli altrove, poche centinaia di metri, certo, ma nel vivo del centro storico, dove oltre a tutti gli amici, i poeti, gli scrittori, i filosofi, i navigatori, i santi, le puttane, gli imbroglioni e i parenti, capiteranno anche i passanti, perché da lì, abbastanza lontano dal ghetto di via dell’Ospizio, ci passeranno e quando sentiranno gli effluvi del sapere, del vino, delle locande e di Mauro, si fermeranno. E entreranno. E si ritroveranno nello stesso identico habitat di via dell’Ospizio, ma in uno spazio diverso e in una proiezione ambiziosa, quella che Mauro Pompei e il nuovo staff stanno allestendo. Prima di dare l’assalto alla diligenza dei formaggi e del rosso, Rebecca Scorcelletti ha intonato, sulle corde di Nicola Vernuccio, Resta cu’mme, di Pino Daniele. Miglior congedo e miglior augurio, non ce n'erano.

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