di Damiano Restivo

LUCCA. La produzione industriale di immagini e gli straripanti flussi della loro diffusione tramite i mass-media mettono a disposizione una quantità senza precedenti di simboli culturalmente significativi, spendibili nella dimensione del dramma sociale. Sembra che le persone abbiano pienamente assorbito il concetto espresso dal saggista Fabio Dei a proposito della cultura Pop, vista l’oceanica affluenza che anche quest’anno ha contraddistinto il Lucca Comics & Games, senza dubbio il più importante festival del settore in tutta Europa nonché secondo al mondo, preceduto solo dal Comiket di Tokyo. Le oltre 250.000 presenze (paganti) registrate dal 31 ottobre al 4 novembre di quest’anno parlano chiaro di quale sia la portata dell’interesse che suscita una manifestazione del genere, ma anche e soprattutto dell’industria, o meglio delle industrie, che operano più o meno dietro le quinte. Il plurale in questo caso è fondamentale, perché quel Comics and Games che troviamo scritto nel titolo fa riferimento a una molteplicità di realtà che, sebbene accomunate da un unico denominatore, appunto la cultura Pop (o controcultura per i teorici col mignolino alzato), sono ben differenti tra loro.

L’appartenenza a mondi diversi è sottolineata, e giustamente sfruttata, anche dagli organizzatori, che da qualche anno a questa parte hanno sparso in maniera eterogenea le componenti del loro Festival per tutto il centro della città, creando veri e propri quartieri; una volta superata Porta San Pietro ritroviamo quindi l’area Comics, dedicata al fumetto in tutte le sue declinazioni: mostre, conferenze, performance, interviste e padiglioni interamente dedicati al mondo della letteratura disegnata, come la definirebbe Umberto Eco, e ai suoi editori e autori. Più avanti, ma sempre all’interno delle mura, invece, hanno spazio il mondo dei film e dei videogiochi con vari padiglioni espressamente dedicati alle ultime novità di settore e un’intera porzione di città opportunamente rinominata Japan Town, in cui i numerosissimi fan di manga, anime (pronunciato A-NI-ME, e non anàim, vero TG2?) e più in generale del Sol Levante possono incontrarsi e magari scambiare delle foto insieme. Infine, immediatamente fuori dalle mura, nel singolo padiglione più grande della città, trova casa tutto il mondo delle action figures e dei giochi di ruolo, da tavolo e di carte. Il Lucca Comics è anche una grande opportunità per coloro che del fumetto vogliono farne una professione, o anche semplicemente per chi affronta l’argomento con qualcosa in più del piglio di un semplice appassionato; ogni anno Lucca Crea, la società responsabile dell’organizzazione, si premura di assemblare una ricca lista di Guest dall’Italia e dal resto del mondo e nell’edizione 2018 non è stata da meno. Particolarmente prestigioso è stato l’incontro Breaking Into Comics! che ha visto un’inedita doppia intervista agli editor-in-chief C.B. Cebulski di Marvel e Hiroyuki Nakano di Shueisha, la principale casa editrice di manga in Giappone, ad opera del direttore e curatore editoriale per Sergio Bonelli Editore, Roberto Recchioni. Un’occasione davvero più unica che rara per ritrovare sullo stesso palco gli esponenti maggiori di tre fra le più grandi realtà fumettistiche nel mondo. Mr. Cebulski si è inoltre unito alla schiera già numerosa di talent scout, destinando parte della sua presenza al Lucca Comics alla selezione dei portfolio di artisti emergenti venuti appositamente per l’occasione.  Solo esplorando a fondo il Festival, quindi, si viene a conoscenza di quanti motivi possano spingere persone di età e genere diversi, provenienti da luoghi diversi e spesso lontani per formazione culturale, a contribuire a realizzare questo pittoresco raduno di maschere. L’intensità spirituale e lo spessore iconico e simbolico che si respirano nei vicoli di Lucca mentre si è immersi nelle processioni di supereroi, guerrieri vichinghi e cartoni letteralmente animati, quasi richiamano un rito religioso, e la sua inevitabile cadenza, sebbene diluita al ritmo di una volta l’anno, non potrà che rafforzare in tutti questa sensazione. Se non l’avete ancora fatto, il consiglio è di buttarvi a capofitto in questa sciamanica esperienza! E se vi considerate troppo adulti, provate a dimenticarvene anche solo per un giorno. Ma che non sia di sabato, mi raccomando, che c’è un casino che la metà basta.

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