di Chiara Marini

PIU’ CHE UN FILM, questa prima prova alla regia di Anna Foglietta, è un documentario. È così reale, così comune la rappresentazione del quotidiano di questa coppia (ciambelloni a colazione, bacetti di saluto, TV condivisa la sera), che viene da chiedersi perché si sia sentita la necessità di narrarla. Ma proprio perché questa è UNA STORIA, come dice il titolo, una tra tante uguali tra loro, che la regista l’ha voluta sviscerare, con un ritmo lento, infiniti primi piani al limite della sgranatura, dialoghi essenziali, spazi dilatati e un’atmosfera sempre cupa, dentro e fuori la casa dei due protagonisti, una cupezza parallela al loro stato d’animo, una mancanza di luce seppur istantanea. La vicenda di Mauro ed Erika si svolge in un anno che lei definirà di merda, ma non c’è una precisa collocazione temporale, né geografica, tanto è reiterabile sempre e ovunque. Una coppia di mezza età che è un cliché: lui un semplice, un lineare, uno che nella stabilità del matrimonio ha trovato la sua, uno a cui piace tutto della propria vita, la compagna, le abitudini, i bambini che allena, il bar. Lei, come spesso nella vita reale, è la parte della coppia più critica, più scontenta. È tutto qui? dirà a un certo punto. Quello, tutto, che piace a lui, a lei non basta: lavorare e poi lavare, stirare, cucinare, avere troppo tempo libero (Che ci faccio? si chiederà ancora lei) la rende cosciente della fine dei suoi sogni. Conduce un’esistenza che l’80% delle donne conduce, ma nel film di Anna Foglietta tutto è esasperato, messo sotto la lente d’ingrandimento. Lui da sempre schiacciato dall’autoritarismo brutale del padre, in quella routine di normalità trova conforto, approdo. Ma non sopporta di vedere lei infelice, lui la ama nel suo modo primitivo ed elementare, leale, e se esiste una minima possibilità di non perdersi si può essere certi che lui si adopererà perché l’equilibrio torni a rassicurare lui e a consolare lei. La regista ha definito il suo primo film politico, avendo rappresentato l’individuo senza desideri, né ambizioni e attribuisce la colpa di questa frustrazione alla società e quindi alla politica. È parso, invece, più un film d’amore, quello difficile, quello più maturo, di quando le farfalle nello stomaco sono finite, dove si cerca con sofferenza di superare un momento di insoddisfazione. Nelle storie d’amore adulto si può vacillare, ma un equilibrio costruito col tempo oggi più che mai è un valore, e Mauro ed Erika fanno capire che nella volontà di ciascuno e nella tenerezza sta la riuscita dell’impresa di ristabilirlo e tenerselo stretto.