di Caterina Fochi

Di una cosa possiamo essere certi: far ridere è una cosa seria. E di questo ne sanno qualcosa i manager di produzione della TaoDue Film che, a fronte dell’ingente investimento pari a 10 milioni di euro (circa 5 volte il costo medio di produzione di un film italiano), non potevano certo permettersi il lusso di sbagliare il colpo. Così, dopo un’analisi piuttosto sommaria di tutte quelle che sono le lacune culturali della media della popolazione italiana e l’ipocrisia con i suoi sensi di colpa degli intellettuali italiani o di chi crede di esserlo, hanno costruito a tavolino un successo senza precedenti distribuendo tramite Medusa 1.500 copie (per intenderci: di Star Wars ne sono uscite 800) che hanno invaso il 40% delle sale italiane che sono per buona parte di proprietà della Medusa stessa.
Il tam-tam socio-mediatico ha fatto il resto creando di Quo Vado? non solo l’evento imperdibile dell’anno, ma l’ennesima allucinazione collettiva per un prodotto (il termine film non riesce proprio ad uscire spontaneamente) che non raggiunge nemmeno il livello minimo di meno che mediocre. E se da una parte, oggi più che mai, l’esigenza della leggerezza della comicità è necessaria e fondamentale, dall’altra non è per pregiudizio, né tanto meno per snobismo che, senza perdere la lucidità mentale, ci creiamo qualche se pur minima aspettativa almeno sulla qualità che in questo caso, ancora prima degli intenti, è la più pesante delle delusioni.
E’ vero anche che in questo periodo dell’anno siamo abbastanza assuefatti all’invasione programmata dei cinepanettoni alla Vanzina che fanno della volgarità una comicità fine a stessa che qualche volta riesce anche nel suo intento, scatenando pure qualche grassa risata liberatoria ma, se restituiamo alla comicità il valore che merita e la ricollochiamo al suo posto, non possiamo non ritrovarla a fianco della drammaticità con la quale, in un continuo e meccanico ribaltamento, trasforma la riflessione in risata e la risata in riflessione.
Per fortuna nella storia del cinema non mancano gli esempi da ricordare, ma soprattutto non ne mancano al cinema italiano che può fare della commedia all’italiana, giustamente, un vanto e che, grazie a Monicelli e Risi, Sordi e Totò fino a Verdone ci ha lasciato un’eredità che converrebbe a tanti andare a rispolverare prima di abusare con gli elogi per una pellicola che, seguendo una narrazione povera e elementare, sforna battute scontate che accompagnano sketch altrettanto scontati e spesso gratuitamente volgari come la penosa masturbazione dei due poveri animali addormentati.
Non c’è niente di originale nel lungo elenco di luoghi comuni che delineano l’italiano medio e i suoi sentimentalismi, così come trita e ritrita ne è la lettura critica che si vuol far passare come più profondo piano di lettura. L’unica effettiva novità è che il personaggio Zalone con le sue battute sincopate e le sue faccette già viste in tutte le salse, riesce nell’impresa, non semplice, di sfottere più se stesso che il personaggio che interpreta. Sorvoliamo poi sul finale finto buonista che accontenta tutti e cancella ogni idea di imprevedibilità, ma che ci lascia, dopo 86 minuti di noia mortale, delusi e innervositi per aver contribuito all’incremento degli incassi della casa di produzione e con tanti interrogativi le cui risposte potrebbero essere il soggetto per un film dell’orrore: davvero gli italiani si riconoscono in questo cinema? Davvero ridono di tanta scontata banalità? Davvero riescono a vedere una profondità tale da dare spazio a più piani di lettura? Davvero sono tanto influenzabili dalla feroce pressione pubblicitaria?
Ci auguriamo di no ma, senza fare troppe generalizzazioni, il dubbio purtroppo resta. Un’ultima riflessione è però d’obbligo e la giriamo al nostro ministro della cultura che ha twittato i suoi complimenti a Zalone and company contribuendo, vogliamo sperare involontariamente, all’impennata divulgativa del fenomeno: non sarebbe interessante trovare un piano di lettura almeno proficuo che avesse come conseguenza diretta la consulenza e l’impiego del team che ha firmato un marketing così brillantemente e diabolicamente vincente per promuovere non solo il cinema di qualità ma tutta la cultura italiana in Italia prima ancora che nel resto del mondo?
