di Caterina Fochi

L’amore e l’universo si incontrano all’infinito nella dimensione insondabile dei sentimenti. E se per la mente umana sono concetti inarrivabili, la forza dell’amore che non muore e sopravvive a se stesso può racchiudere in sé quel mistero che nel cosmo si esplica. Enigmi incommensurabili che si snodano a ritmo di thriller sui quali Giuseppe Tornatore, in una totale simulazione della realtà, costruisce un ambizioso film d’amore e sull’amore, La corrispondenza, romantico, struggente, ardente, astrale, fatto di pura energia.

 

Quella stessa potente energia che muove la luce delle stelle morte milioni di anni fa, ma che ai nostri occhi continuano a brillare celando il segreto dell’eternità al quale però il professor Phoerum non si arrende e, sfidando ogni regola della logica e della fisica, innesca un’iperbolica applicazione della teoria delle stringhe e consacra il suo amore al di là di ogni limite spazio-temporale. Sì perché la passione che lega il professor Ed Phoerum (Jeremy Irons) e la sua studentessa fuori corso Amy Ryan (Olga Kurylenko) è di quelle rare e abissali, ostacolata dalla distanza, sostenuta dalla tecnologia che inesorabile persevera anche dopo l’annuncio della morte di Ed nel bel mezzo di un congresso. Da dove vengono allora quei messaggi, quei video, quelle mail? Possibile che non sia realmente morto? Chi si celi dietro questo macabro scherzo? Dove è in realtà il professor Phoerum?

Questo è il mistero che Amy dovrà risolvere per accettare il dolore, sciogliere i nodi del passato e ritrovare il senso della sua vita. Scienza e anima, materia e spirito e, se questi sono i temi che colpiscono in profondità e trascinano lo spettatore nel cuore dell’enigma, la narrazione di questo affascinante progetto ad un certo punto inciampa nei tempi eccessivamente dilatati all’interno dei quali le stesse situazioni si ripetono troppe volte nel tentativo forzato di voler dare delle spiegazioni a ciò che è sufficiente intuire. Inutili le metafore del calco in gesso e del doppio lavoro come controfigura cinematografica della protagonista per dare un doppio se non triplo chiarimento metaforico alle vicende in corso, cosi come artefatti e poco credibili sono i vari personaggi collaterali che svelano ogni minimo dettaglio dell’ingegnoso progetto di sublimazione del mistero dell’amore. Lo stesso che attraverso gli enigmi della scienza correla la Nebulosa del Granchio ad un astrocitoma e inseguendo la Particella di Dio anela a quell’immortalità che sarebbe anche degli esseri umani se non ci fosse un errore che solo di fronte alla morte forse si svela.

Un racconto cinematografico e filosofico arduo quello che La Corrispondenza svolge partendo da un’ipotesi intrigante, ma che ad un certo punto ripiega su se stesso e alla fine non convince. Ha comunque il pregio di strapparci dalla mortale, irrisoria quotidianità e aprirci lo sguardo su quella profondità in cui s’interna / legato con amor in un volume, / ciò che per l’universo si squaderna.

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