di Caterina Fochi

Il telefono squilla. L’angoscia risponde. Inizia così una giornata come tante, ma che non sarà uguale alle altre. Carlos (Luis Tosar), ambizioso e spregiudicato direttore di banca, sale in macchina come di routine per accompagnare i figli a scuola e proseguire verso il luogo di lavoro quando, tra telefonate e grane da risolvere, si accorge che sul sedile di fianco suona un telefono che non gli appartiene e sul cui display compare un numero sconosciuto (Desconocido). Da quel momento in poi precipita in un incubo. Dovrà affrontare un nemico apparentemente invisibile che lo minaccia di far esplodere una bomba, che ha posizionato sotto la sua macchina, se non riuscirà a riavere tutti i suoi soldi. Un ricatto terrificante e senza un'apparente via d’uscita. Inizia, allora, una spasmodica lotta contro il tempo che metterà a dura prova non solo il protagonista, ma anche e soprattutto gli spettatori.
Schiacciato dalla minaccia di perdere tutto, Carlos sarà costretto a ripensare a tutta la sua esistenza e a riconsiderare il suo ruolo nel perverso meccanismo delle speculazioni finanziarie di cui, per motivi di opportunità lavorativa, si è reso complice. Così, tra ammissioni e confessioni, diventa protagonista non solo della finzione cinematografica, ma anche di un’analisi e di una critica feroce della realtà bancaria spagnola, che dopo le vicende emerse negli ultimi tempi possiamo estendere anche a quella italiana e forse mondiale: la spregiudicatezza del sistema e delle terribili conseguenze sulla vita delle persone. Il nemico al telefono (Javer Gutierrez) è infatti una vittima disperata che, dopo aver perso tutto, affetti compresi, per vendicarsi diventa carnefice del proprio carnefice in quanto artefice delle sue disgrazie, ribaltando letteralmente la scena e che vivendo sulla propria pelle la paura di perdere tutto, compresa la fiducia di chi gli gravita attorno, diventa vittima a sua volta. La scelta del regista (Dani De La Torre) di girare quasi tutto il film con la telecamera dentro l’auto risulta particolarmente efficace per far vivere anche agli spettatori il dramma emotivo e introspettivo del protagonista. Ispirato al caso spagnolo della vendita delle participaciones preferentes (un prodotto finanziario ad alto rischio venduto da alcune banche ai propri clienti senza dar loro alcuna informazione) e sceneggiato dal torinese Alberto Marini, Desconocido-Resa Dei Conti - anche se ricorda parecchio In linea con l’assassino, la pellicola di Joel Schumacher con un giovanissimo Colin Farrell -, è un thriller intenso, vertiginoso, frenetico, che come pochi riesce a coinvolgere gli spettatori lasciandoli con il fiato sospeso e l’adrenalina sparata nel sangue per quasi due ore. Al tempo stesso però, commuove per la profonda umanità dei personaggi e con un’analisi attenta e mai banale della realtà obbliga ad una riflessione sulle aberrazioni dei nostri tempi. Un film di genere che, senza spettacolarizzazione, riesce ad essere anche più efficace di quello d’autore e al quale si possono perdonare le svariate pecche nella sceneggiatura e la scarsa credibilità di certi personaggi secondari, imperfezioni queste che si potevano evitare, ma che sono comunque ricompensate da una fotografia spettacolare sempre virata ai toni grigio e blu e da una incalzante quanto emozionante colonna sonora che rendono questa pellicola comunque interessante.
