di Caterina Fochi

Non c’è redenzione, né speranza sotto l’opprimente cielo grigio di La Boca. Con il suo quinto film, Il Club, Pablo Larrain (gran premio della giuria al Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2015) arriva fino ai confini del mondo sulla costa cilena ed entra in quelle tenebre che Dio separò dalla luce avendo visto che era cosa buona. Così, invocando la Genesi, il giovane regista cileno indaga nel lato oscuro dell’universo umano fino al punto di non ritorno e ci conduce in questa sperduta cittadina di mare, all’interno di un’isolata villetta dove vivono quatto sacerdoti dal torbido passato accuditi da una suora la cui espressività, paralizzata da un mezzo sorriso beffardo, non lascia presagire nulla di confortante.
Padre Vidal (Alfredo Castro) che ha ceduto all’istinto sessuale, Padre Ortega (Alejandro Goic) che ha rapito dei bambini ai poveri per darli ai ricchi in cambio di soldi, Padre Ramirez (Alejandro Sieveking) affetto da Alzheimer e Padre Silva (Francisco Reyes Morandè) collaboratore del regime di Pinochet, sono i coinquilini di questa piccola comunità che sotto l’occhio vigile di suor Hermana Monica (Antonia Zegers) vive osservando un’esistenza sedata, rigidamente controllata, fatta di routine e preghiera. Il fragile equilibrio della casa viene messo a dura prova dall’arrivo di un nuovo ospite, Padre Lazcano (Jose Soza), accusato di pedofilia e che ha tra le sue vittime anche il senzatetto Sandokan (Roberto Farias). Il giovane, ormai in preda alla follia, segue il suo aguzzino come un’ombra ripetendo con un monotono mantra i particolari rivoltanti degli abusi subiti e scatenando il panico tra i sacerdoti reclusi che spingono l’ultimo arrivato ad intervenire mettendogli in mano una pistola per spaventare e allontanare il disturbatore. Le sevizie urlate giorno e notte nel silenzio tombale di La Boca torturano le coscienze di tutti con la forza dolorosa dell’evocazione al punto che Padre Lazcano, non riuscendo più a sopportarne la pressione, si toglie la vita. La Chiesa Ufficiale invierà ad indagare sull’accaduto, per poi prendere provvedimenti, Padre Garcia (Marcello Alonso), un gesuita giovane colto e moderno che dopo aver ottenuto le confessioni degli interessati e scoperto la verità, insabbierà tutto e chiuderà all’interno della casa i peccatori, mettendo a tacere, perché perseguitato, la vicenda senza cambiare nulla. Girato quasi tutto in controluce e con filtri che avvolgono storia e personaggi in una perenne penombra, quando non completamente al buio, Il Club è un film che non dà assoluzione e spegne ogni speranza affondando l’unico raggio di luce in un tramonto risolutivo e senza via di scampo. E’ un’opera potente e disturbante che ferisce per l’inesorabile caduta nel vortice del peccato e della sua perpetrazione esasperata dalla spietata impossibilità al cambiamento. Una pellicola importante che senza ipocrisia e con intelligenza osserva e non condanna i suoi protagonisti, mortali peccatori che soffrendo per la loro imperfetta umanità, sono vittime di loro stessi. Analizza invece con severità e coraggio fino alla condanna l’Istituzione stessa della Chiesa che, arrivata per giudicare e punire, finisce per peccare più di chiunque altro, continuando a perpetrare sé stessa.
