di Catia Zanella

Avere il farmaco giusto per alleviare la sofferenza e stabilizzare la patologia sembra naturale, dovuto. Anche se la medicina in questione è piuttosto costosa. Invece, a lui, a un uomo compromesso dal tumore, gli è stato negato. Ma sua moglie decide di non arrendersi e intraprende contro la compagnia farmaceutica, naturalmente invischiata con il mercato capitalista, una serie di operazioni per ottenerlo. A tutti i costi. Determinata, arriverà a puntare la pistola contro i medici premiati dalla compagnia per non vistare le pratiche onerose, contro i dirigenti che decidono a tavolino manovre per eludere la gratuità dei farmaci più costosi, contro i consapevoli azionisti che continuano a lucrare avidamente sui più deboli.

Rodrigo Plà, un quasi cinquantenne uruguayano adottato dai fratelli messicani, non è nuovo a queste pellicole che il circuito proietta malvolentieri (e questo Un mostro dalle mille teste ha dovuto aspettare un anno per arrivare nelle nostre sale). Il precipitare degli eventi sembra un’allucinazione, ma è solo la realtà. Un altro film asciutto, che non si piange addosso e che addirittura vuol strappare un sorriso contro l’ironia della sorte. Il regista si scaglia contro il suo Paese, ma le lobby farmaceutiche lo proiettano sui crimini contro l’umanità. Quella umanità che è costretta a gesti inconsulti e che paga ancora un prezzo troppo alto. Aizzato a dirigere questa storia di ordinaria follia e desolazione dalla sceneggiatrice, nonché moglie Laura Santullo, autrice dell’omonimo romanzo al quale si ispira la pellicola, ha trovato nella protagonista, l’attrice Jana Raluy, solita bazzicare i teatri anziché i set, un’insolita navigata combattente, che ha convinto i coniugi Plà proprio grazie alcune energiche dimostrazioni sul palcoscenico. Più volte premiato, a Venezia e altrove, il film, che ha anche aperto il concorso Orizzonti alla 72esima Mostra del cinema di Venezia, è distribuito da CineClub.

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