di Simona Priami

UN'IMMERSIONE nella terribile realtà del ‘600, ma con aspetti ironici, noir e surreali; un romanzo storico, ma con sfumature fiabesche, un mondo fatto di saltimbanchi, villaggi sperduti, boschi, avventure, torture e ghigliottine, re, teatri e boia. Una realtà confusa devastata dalla guerra, dalla follia e dalle malattie, dalle ingiustizie sociali, dai soprusi, dai mercenari capaci delle peggiori crudeltà. Un popolo spesso ignorante che prega Dio, ma crede anche negli spiriti antichi dei boschi, nei draghi e nelle streghe. Così si presenta Il re, il cuoco e il buffone, la storia immaginata dalla fantasiosa penna di Daniel Kehlmann, giovane scrittore tedesco ormai noto e apprezzato dalla critica. Il romanzo inizia in Germania, in un piccolo villaggio isolato dal resto del mondo e protetto dalle mura. Sono fortunati gli abitanti, perché la devastazione bellica da loro non è ancora arrivata; fuori, infatti, infuria la guerra dei Trent’anni, devastatrice impietosa; loro pregano molto affinché non arrivi, pregano Dio ma anche gli spiriti del bosco. In questo luogo sperduto si fermano raramente anche i mercanti, ogni tanto arriva l’esattore delle tasse e si stupisce di trovare ancora qualcuno vivo.

In questo mondo unico e privo di contatti, in questa atmosfera irreale e fiabesca, un giorno arriva un buffone e la sua strampalata compagnia: un asino trascina un carro con una donna vecchia e una giovane e lui, il saltimbanco Tyll che incanta con il suo teatro e con i suoi giochi oscillanti tra il divertente e il paradossale. Il giullare recita, fa il ventriloquo, riesce a emozionare e impaurire gli spettatori straniti, sfida a lanciare le scarpe, un lancio rocambolesco e collettivo, poi è un funambolo perfetto e senza paura, ama i giochi e le sorprese. Un incipit originale e attraente che fa immergere il lettore nel mondo creato dall’autore. La piccola Martha rimane affascinata e vorrebbe seguire la compagnia che dopo il loro fantastico numero riparte; passa un anno da quel memorabile giorno e lo spettro del mostro bellico si avvicina, la guerra distrugge anche loro. Tyll è un buffone spregiudicato e irriverente, ma straordinariamente furbo, dal linguaggio acuto e sottile, capace di scherzi e giochi crudeli, ma anche gesti di generosità. Il lettore segue le sue vicende immergendosi in una realtà che oscilla sempre tra lo storico e l’apocalittico. L’autore, attraverso una scrittura duttile e colta, riesce a descrivere tutti gli stati d’animo e le più diverse realtà, passa con eleganza e naturalezza da l’humour cinico al lirismo malinconico, dall’amicizia alla solidarietà incondizionata, fino alla violenza illogica e immotivata. Un romanzo ricco di spunti di riflessione e simbolico che descrive una società pre-illuminista, in preda spesso alla violenza e all’accettazione rassegnata di essa, uno scenario dove si alternano personaggi fantasiosi e irresistibili, realtà diverse, inimmaginabili; la vita oscilla tra la realtà materiale e l’immaginazione di un popolo confuso che vive nell’insicurezza, nelle contraddizioni di un periodo che forse, per certi aspetti, si avvicina alla realtà straniata che abbiamo vissuto in quest’ultimo anno.

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