QUARRATA (PT). Di noia, a Napoli, non soffre nessuno. Soprattutto i musicisti, perché la città, nelle sue viscere mnemoniche, offre, sistematicamente, indimenticabili ricordi, a volte epici, a tratti leggendari, che possono diventare occasione per rispolverare affetti comunque incancellabili e stravaganti riletture. Racconti popolari, tra realtà, finzione e immaginazione, filtrati, tutti, indistintamente e rigorosamente, da una colonna sonora che dall’avvento di Pino Daniele non può che essere il Blues. Ecco perché Daniele Sepe, memorabile sassofonista del quale evitiamo di citare interminabile bibliografia musicale, ha telefonato a tre amici veri, tutti sontuosi musicisti come lui, ovviamente, dicendo loro di mettere su qualcosa. Detto, fatto: Piombo a blues. L’esperimento, perfettamente riuscito, ha avuto ieri sera, nella prima delle tre serate della seconda edizione di Quarrata World Muisc organizzata in quel posto incantevole e incantato del Prato dei Ciclamini della Villa medicea La Magia, la sua consacrazione. Perché gli amici di Daniele, in questa gradevolissima circostanza, sono Mario Insegna alla batteria e alla voce, Gigi De Rienzo al basso e il più giovane della compagnia, Gennaro Porcelli, alla chitarra e alla voce, che di certe storie ha solo subito eco e fascino, vista la giovane età, un vuoto temporale abbondantemente assorbito dalla sua potenza strumentale, quella che lo ha di fatto eletto uno dei chitarristi blues più importanti in circolazione. E la serata, elasticamente fedele al suo diktat storiografico, è scivolata via mettendo a fuoco e scandendo alcune indimenticabili storielle; alcune strettamente personali, altre collettive, tutte filtrate dalla bellezza, a parer nostro incommensurabile, del Blues e di quello che nel tempo gli è vissuto attorno, elevando quel genere musicale a qualcosa di molto più articolato e complesso di una semplice classificazione sonora. Chi suona il Blues, siamo onesti, ha una particolare affezione all’alcool e alle droghe leggere, agli amori indimenticabili e inesorabilmente finiti prima di ogni ragionevole naturale oblio; chi suona il Blues non può dimenticare gli amici, soprattutto quelli in difficoltà: chi suona il Blues è sistematicamente pronto a mettersi in discussione, ad aprirsi a nuove frontiere, a sconosciute tonalità, apprezzandole, impadronendosene, senza mai dimenticare la nobiltà delle origini e la necessità, con la propria madre terra, di sdebitarsi. Suonando. Da Poggioreale a New Orleans, da santoni del Blues finiti nel fondo di una bottiglia di whisky, a Mondragone, ambita e preziosa località balneare del casertano, dove per alcuni anni, in virtù di non controllate presenze industriali, si sono moltiplicate anomalie subacquee, mozzarelle stranamente cromatizzate e inspiegabili tumori. La saudade partenopea che si materializza, anziché sulle note della Bossanova, su quelle del Blues, con la caustica e tassonomica precisione ritmica di Gigi De Rienzo, l’incontrollabile e incontrollata simpatia di Daniele Sepe e il raccordo armonico di nonno Mario Insegna, che se non fosse un musicista (e di che calibro), potrebbe tranquillamente personificare un qualsiasi personaggio hemingwayano. E poi, la chitarra di Gennaro Porcelli, precisa, leggera, profondissima, che entra nelle viscere della musica, spaziando dal rock al funk, che entra nel cuore di chi lo ascolta, tra i rimpianti del passato e la paura del futuro.
