di Simona Priami
CARRARA. Il gioco è esperienza; insegna tecniche di sopravvivenza (Italo Calvino). Con questa citazione, il grande scrittore neorealista esprime l’importanza del gioco da lui molto amato e presente in molte delle sue opere, riassumendo anche il significato di questa importante mostra (In gioco - aperta ai visitatori fino al prossimo 26 ottobre), originale e perfettamente organizzata; il percorso artistico che Palazzo Cucchiari offre quest’anno, vede la presenza di celebri artisti di elevato talento quali: Marino Marini, Federico Zandomeneghi, Silvestro Lega, Filippo de Pisis, Medardo Rosso, Gino Severini, Mario Sironi, Ottone Rosai. La mostra è organizzata in quattro sezioni; nella prima - Svaghi e ricreazioni del quotidiano - gli artisti raccolti presentano eleganti e simpatiche scene di ludica quotidianità, la vita di tutti i giorni, immortalata in un momento realistico, ma sempre elegante e significativo. Si apre con la pittura ovattata di Adolfo Tommasi Nel parco. Valdisonzi, Villa Corsini (1891), dove le fanciulle giocano al lancio dell’anello; scena di grande impatto visivo, grazie allo sfondo verde e alle vesti raffinate e colorate delle fanciulle. Le figure femminili in questa sezione sono spesso presenti, anche in pose plastiche e sensuali, come in Carlo Sala La fumatrice di Oppio (1867) e Un passatempo, La bolla di sapone di Filippo Carcano (1870). Non mancano le scene di giochi popolari e semplici come Moses Levy, Pineta (1919), che ritrae un mondo gioioso, colorato e femminile, cioè la festa delle altalene, una fiera di paese che si svolgeva a Viareggio per Pasquetta, le rudimentali altalene, venivano fatte con delle semplici corde legate agli alberi. Nella seconda sezione Crescere ed imparare: un gioco da ragazzi sono protagonisti i bambini che percependo l’importanza di giocare sia come momento ludico che formativo, sia da soli che con la mamma, cercano tutti gli espedienti e gli oggetti per vivere una nuova dimensione, un mondo tutto loro per crescere e divertirsi. Gli artisti rappresentano questi momenti di evasione e spontaneità, fermando il tempo e immortalando il gioco. Con Silvestro Lega e Le bambine che fanno le signore, abbiamo una scena teatrale in cui due bimbe con i vestiti da donna si presentano alla mamma, facendole uno scherzo; lei interrompe il lavoro del ricamo e le guarda dolcemente divertita, complice di questa azione di interno borghese la balia che sorride da dietro la porta. Il gioco richiede preparazione, è un segreto e qui c’è anche l’effetto sorpresa. Federico Zandomeneghi amava ritrarre donne e bambine e qui lo ritroviamo con Enfant à la poupée (1888–90), dove una bella fanciulla vestita elegantemente di azzurro e bianco guarda la sua bambola teneramente, la tiene delicatamente e con sguardo sognante forse pensa a una futura maternità. Nella sezione tre, Intrattenimenti e spettacoli: l’invenzione del tempo libero, domina il tema della maschera. Sono inoltre raffigurati spettacoli circensi, saltimbanchi, luna park e giochi di strada; Angelo Dall’Oca Bianca con Le Maschere (La politica) del 1905 attraverso un acceso cromatismo e lo sguardo ironico e beffardo della donna in primo piano, mette in luce la superficialità del veglione di Carnevale, ma anche la falsità carnevalesca della politica; di enorme impatto visivo è anche Viareggio in maschera di Lorenzo Viani, olio e collage su cartone (1917–23), opera che riprende temi e ritmo frenetico del Futurismo, movimento che è stato presente e sentito a Viareggio; da ricordare anche l’effetto particolare creato dalla sculture originali non finite di Medardo Rosso, qui con Il cantante a spasso e El locch. Nella quarta sezione, Sfide, competizione, destino, gli artisti analizzano lo sport e le lotterie, entrambi oggetto di attenzione perché il gioco diventa competizione; lo sport sviluppa vari generi, tifoserie e pubblico, il gioco d’azzardo viene legalizzato; inoltre possiamo ammirare le auto futuriste e il senso della velocità con Mario Sironi, Roberto Marcello e Iras Baldassarri. Ottone Rosai è presente con La partita a carte e Due uomini al tavolo giallo; Piero Bora, invece, presenta I littorali dello sport (1936), dove l’indottrinamento e la propaganda fascista sono evidenti, la retorica del Fascio imponeva uomini atletici, forti e in competizione costantemente, pronti per entrare nel conflitto bellico.
