di Sara Pagnini
FIRENZE. Al Teatro Verdi una prima assoluta (in forma maior) – sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre - dal titolo Puccini Dance Circus Opera, per coro di corpi e strumenti; un omaggio al maestro, scomparso a Bruxelles il 29 novembre di cento anni orsono. Un omaggio al suo genio e alle sue donne immortali. Uno spettacolo dove si incontrano teatro, danza, musica dal vivo, opera lirica e circo contemporaneo. Un connubio decisamente inconsueto, con una grande profusione di energie e professionalità: dodici artisti (sette performer, un trio d’archi al femminile, una musicista di elettronica, una direttrice d’orchestra) e i trentasette musicisti dell’Orchestra della Toscana diretta da Gianna Fratta. Il progetto, ideato diretto e coreografato da Caterina Mochi Sismondi - fondatrice della compagnia blucinQue (centro nazionale di produzione per il circo contemporaneo) - è ambizioso: mettere in scena le caratteristiche di cinque icone femminili delle opere del compositore: Manon Lescaut, La Bohème, Tosca, Madame Butterfly e Turandot. A interpretarle cinque danzatrici circensi, che proprio in ragione della loro formazione mostrano più la potenza fisica che l’espressività. Le donne pucciniane, quasi tutte impegnate soprattutto in coreografie aeree (per esempio la vertiginosa sospensione capillare che fa volteggiare la Butterfly, o la corda aerea che diventa una protezione per Turandot) portano lo spettatore in un mondo onirico, e invece di, come spesso accade nell’universo femminile, cedere alla rivalità, Cio Cio San, Manon, Mimì, Tosca, Turandot, sono solidali l’una con l’altra. La costruzione dello spettacolo a tratti risulta un po’ ingenua nella sua complessità, ma in fin dei conti riesce a trasmettere una sensazione lieve e sospesa come lo è la speranza. Tra le donne di Puccini il Teatro Verdi predilige di sicuro Manon; qui infatti debutta Manon Lescaut (il teatro all’epoca si chiamava Pagliano): era il 1894 e fu un successo. A chi gli chiese il motivo per cui avesse scritto un’opera su un soggetto utilizzato da Massenet, Puccini rispose: E perché no? Una donna come Manon deve avere più di un amante.
