di Sara Pagnini

FIRENZE: OssesSuoni è una rassegna transappenninica di musiche e danze del Sud Italia, ancora – a torto –, poco nota, dato l’alto spessore degli eventi, ideata e organizzata da Paola Perrone (Bologna) e Chiara Garuglieri (Firenze), quest’ultima, tra l’altro, eccellente ballerina e insegnante di Pizzica (Associazione Tarante Fiorentine). Il 15 (a Firenze) e il 16 (a Bologna) marzo sono arrivati nelle due città quattro sorprendenti canterini, suonatori, ballatori (riescono a fare tutto e bene) portando le danze del loro territorio: il Saltarello della Vallesina, la Parroncina di Monte San Vito, il Saltarello Civitanovese. Hanno insegnato i passi, a tenere il tempo, a rispettare le pause, a seguire il suonatore di organetto e sono spuntati i sorrisi, la frequenza dei battiti è considerevolmente aumentata (basta il nome del ballo ad accelerarli!), il corpo ha iniziato a seguire il flusso del ritmo incalzante e il gioco è fatto, perché ballare, soprattutto le danze popolari, dà gioia. Trovo assolutamente commuovente la passione che, in un periodo di pura barbarie, Francesco Bufarini (voce, violino e chitarra), Gianluca Gioia (voce e tamburello), Danilo Campetelli (organetto e voce), Ludovico Romagnoli (organetto) del gruppo Voci di Marca, mettono nella partecipazione ai rituali annuali, nella frequentazione delle osterie e degli eventi che caratterizzano la cultura popolare delle Marche. Negli anni, sono potuti entrare in contatto e recuperare canti, balli, tradizioni che sarebbero andati perduti. È stato intervistando l’ultimo ballatore di Monte San Vito che sono riusciti a salvare la Parroncina (il ballo tipico di questo piccolo paese marchigiano) dall’oblio, riproponendolo in tutti i loro spettacoli e facendo notare la contaminazione che c’è stata tra le varie regioni del nostro paese (il nome del ballo deriverebbe dal veneto, in quanto i contadini marchigiani spesso facevano lì la stagione). È stato facendo ballare il Saltarello della Vallesina che hanno potuto ricordare un ballo di coppia dove a malapena ci si sfiora, e tutta la comunicazione è fatta di gesti, simboli e sguardi da intendere. A fine serata, il Saltarello Civitanovese, senza dubbio quello musicalmente più affascinante, dove il ritmo incalza, l’allegria irrompe e l’energia è scatenata da una unione stretta tra musica e passi di danza. Garantisco, in quanto ho seguito sia il corso che poi la festa a ballo, che tre ore di Saltarello marchigiano equivalgono a una settimana di palestra; garantisco anche che tre ore di Saltarello del gruppo Voci di Marca rappresentano un antidepressivo forte, senza alcun effetto collaterale.

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