PISTOIA. Ci sentiamo molto vicini a Claudio Greg Gregori (la foto porta la firma di Simone Tofani), ma non perché, com’è facilmente intuibile sentendoci parlare, siamo cresciuti a Roma esattamente negli stessi identici anni e come buona parte di quella generazione di metropolitani, amanti di musica, belle donne (Nicoletta Fattibene, la moglie, ne è testimonianza assoluta), arte ed eccessi, ci siamo coincidenzialmente e fortunatamente salvati dalla deriva che ha falciato molti dei nostri fratelli, prima che compagni. Il nostro affratellamento nei suoi confronti si materializza, divinamente, nella medesima Sindrome che caratterizza le nostre esistenze, quella di Tourette. Certo, lui, oltre a soffrire (ma in realtà godere), proprio come noi, di piccoli irrefrenabili gesti incontrollati, emettere gorgheggi che nulla hanno a che vedere con la melodia ed essere, in ogni contesto, anche quelli meno deontologicamente aperti, puntualmente volgare, è soprattutto e, esemplarmente, un vero e proprio artista: suona (e sa suonare), canta (e sa cantare), presenta (e sa presentare), disegna (e sa disegnare) e fa il comico (e fa ridere). Di tutto questo, ieri sera, alla Fortezza Santa Barbara di Pistoia, abbigliato come revival impone (camicia dal cromatismo sgargiante, maniche corte, cravattino in cuoio, con il resto della band in camicia bianca) nel secondo dei tre appuntamenti estivi di Teatri di Pistoia, Spazi Aperti, lo studente dignitosamente invecchiato di Arkitettura (ha studiato altro, ma ci ricorda, terribilmente, quelli che bazzicavano piazza Santissima Annunziata, a Firenze, negli anni ’80), ne ha dato breve, ma intenso sfoggio. Lo ha fatto in compagnia della sua band, Greg & The Frigidaires, formazione musicale scenicamente impresentabile (un camionista, uno studente fuori corso, un terrorista, un cameriere di una trattoria di Tor Bella Monaca e un portiere di riserva perché al campetto eravamo dispari), ma che di rock and roll, soprattutto quello dei prodromi, il rockabilly, tanto per intenderci, dai Platters in poi e fino all’avvento dei Beatles e dei Roling Stones, non prende lezioni da nessuno. Ne ha dato saggio intonando, in fila indiana, tra una maledizione papale, un aneddoto, un ricordo e quel gusto inglese di far ridere solo se si è in grado di poterselo permettere, alcuni campioni degli anni ’50 e ’60, brani che hanno fatto la storia di quel genere musicale prima che la storia se ne impossessasse del tutto per poi catapultarli alla leggenda, con Giulio Scarpato al basso, Luca Mainardi ai cori e alla tromba, Olimpio Riccardi al sax, Giovanni Campanella alla batteria e con (un suo vecchio amico di tanti esperimenti di intrattenimento felicemente approdati al successo) Alessandro Meozzi alla chitarra. Ma non solo, perché, altrimenti, sarebbe stato un vero e proprio concerto di e per soli nostalgici. E invece, tra Get a job e Goldie Jane, Barbara Ann e She’s So Fine, dei quali i Beach Boys ne fecero colazioni a dismisura, Greg & The Frigidaires hanno introdotto alcuni motivi di loro creazione, da una Spigola al sale (trittico di macedonia rockettara) a Brindo a me, per la canonica ora e mezzo di piacevole puro intrattenimento. Il pubblico, oggettivamente, non ha risposto come l’esibizione avrebbe meritato, ma siamo profondamente convinti che le persone abbiano terribilmente bisogno di contenitori identificativi. Che Greg, in parole povere, tanto per intenderci, abbia ragione artistica di esistere solo se si presenta in compagnia del suo complice umoristico, Pasquale Lillo Petrolo, che a sua volta, senza Greg, fatica e non poco a ricevere commenti e giudizi professionali esemplarmente circoscritti all’iniziativa. Perché il gradimento è figlio di imposizioni massmediatiche, perché non abbiamo più alcuna voglia di sviluppare il senso critico, perché è troppo più facile accendere la tivvù o il computer e lasciarsi trasportare dalle onde del telecomando e del mouse e riconoscere, sul piccolo schermo (che ormai si aggira attorno ai 55 pollici) o sul video del Pc, i nostri eroi. Certo, insieme sono oggettivamente esilaranti (sopra ogni cosa, Il Provino, la scenetta con l’altra fuoriclasse, Virginia Raffaele), ma prima di approdare alla coppia, Greg ha girovagato l'hinterland metropolitano alla guida di innumerevoli formazioni musicali, alternando rockabilly a umorismo. E se anche volesse e/o dovesse tornare sui propri passi, a noi, Greg, restarebbe terribilmente simpatico e la sua conclamata vena non subirebbe la minima flessione.
