di Carla Messinas

PIETRASANTA (LU). C’è una vetrina, nel cuore pulsante di Pietrasanta, che in questi giorni sta letteralmente ipnotizzando i passanti. Se vi capita di passeggiare in centro, la sera, lasciatevi guidare da un magnetismo fatto di luce vibrante, colori sfrontati e riflessi tridimensionali. È la finestra sull'arte di Carmine Garofalo, artista partenopeo di formazione napoletana ma versiliese d'adozione (vive e lavora a Viareggio), che ha inaugurato il suo Art Studio in via Mazzini. Una galleria che si sviluppa come un racconto intimo e d’impatto, strutturata su due stanze collegate da un corridoio. La disposizione delle opere è impeccabile: un percorso fluido, scansionato per temi, che accoglie il visitatore senza mai sovraccaricarlo, permettendo a ogni pezzo di respirare e dialogare con chi guarda. L’impatto iniziale è un tributo al mito. All’ingresso si viene catapultati nell’universo di Batman: non una semplice celebrazione fumettistica, ma un’indagine iconografica completa che esplora il Cavaliere Oscuro, la BatMobile, l’immancabile simbolo del pipistrello e le sue controparti femminili. Spingendosi più a fondo, Garofalo gioca la carta del cortocircuito culturale, mescolando i pesi massimi della storia dell'arte e della cultura pop. I capolavori immortali cambiano pelle: La ragazza con l'orecchino di perla di Vermeer e la Gioconda di Leonardo si stagliano su sfondi che richiamano il lirismo cromatico di Matisse. Poi, d'un tratto, le due donne più famose della pittura si fondono in un bacio saffico, tanto provocatorio quanto esteticamente perfetto. Accanto a loro, icone generazionali come Marilyn Monroe ed Elvis Presley, dividono lo stesso spazio sacro, mentre lo sguardo magnetico di Salvador Dalì ci fissa, incorniciato da uno dei suoi celeberrimi orologi molli. Accanto a loro, la galleria riserva un tributo spettacolare alla leggenda del rock: un’opera monumentale dedicata a Jimi Hendrix. Qui la bidimensionalità del quadro si rompe del tutto grazie all'inserimento di una chitarra vera che emerge dalla composizione, mentre un orologio perfettamente funzionante, ricavato da un vinile, scandisce letteralmente il tempo del mito. Un pezzo di straordinario impatto visivo e materico, dove la musica si fa carne, legno e ingranaggio. Ma qual è il vero segreto della luminosità e del mistero che emanano queste opere? La risposta sta nella materia e nel metodo. Garofalo adotta una tecnica mista su legno arricchita da luci Neo-Led, una scelta che inserisce i suoi lavori nel solco della Pop Art più contemporanea e metropolitana. Il colpo di genio, però, risiede nel suo coraggioso corpo a corpo con il fuoco. L'artista modella il plexiglas e le materie plastiche utilizzando la fiamma viva. La combustione controllata deforma la superficie, crea bolle, bruciature, texture tridimensionali e zone d'ombra che catturano la luce dei led in modi sempre imprevedibili. Il fuoco non distrugge, ma plasma il mistero. C’è poi un profondo risvolto etico dietro questa estetica della combustione: Garofalo recupera e riscatta materiale plastico destinato allo scarto. Con ironia tipicamente napoletana e una spiccata sensibilità ecologica, l'artista riassume la sua missione in un claim folgorante: Io inquino così, con l’arte. Un paradosso splendido: sottrarre plastica al pianeta per intrappolarla nella bellezza eterna di un quadro, trasformando il potenziale inquinante in pura energia visiva.