di Rebecca Scorcelletti

Ho spontaneamente deciso che il mio primo intervento in questa rubrica sarebbe stato la recensione del disco Nightingale quando l'autrice, Giuditta Scorcelletti, ha postato in rete di essere candidata ai Grammy Awards 2016 nella sezione dedicata alla musica folk.
A livello internazionale il nome di Giuditta è ignoto ai più, ma questo non è il suo primo lavoro discografico, bensì l'ultimo di sette, usciti fra il 2004 e questa candidatura.
Un onesto curriculum da dare in pasto alla stampa chiamata ad occuparsi della prima artista italiana sconosciuta che riesce ad essere selezionata andando così ad aggiungere il suo nome a quello di precedenti candidati come Ennio Morricone, Laura Pausini o Luciano Pavarotti.
Il percorso artistico di Giuditta Scorcelletti non si esaurisce, naturalmente, in una serie di registrazioni tutte dedicate alla grande passione per la musica popolare; quando la gavetta da sciorinare per giustificare gli onori delle cronache è quella di un artista, mi piace pensare che sia fatta, come nel caso di questa cantante, di ogni sua scelta e sopra tutte, di quella di vivere della propria arte.
Per anni Giuditta si è esibita alla Rocca di San Gimignano, accompagnando la visita di migliaia di turisti prevalentemente stranieri con i canti popolari toscani di cui è studiosa dai tempi dell'università.
Ai primi CD autoprodotti si aggiungono i lavori successivi, di cui due usciti per l'etichetta italiana Radici Music; il repertorio folk si arricchisce di brani internazionali e soprattutto di pezzi inediti e il lavoro di composizione culmina in "Astronave Terra", un'opera musicale e teatrale su musiche di Giuditta e testi di Gianni Rodari.
Nel frattempo, i turisti continuano ad affollare San Gimignano e Giuditta a cantare alla Rocca. Fra loro, c'è anche Michael Hoppé, talent scout della Polygram e dunque musicista, produttore, americano. Questo è il momento della storia in cui il caso, che ha già fatto un lavoro eccellente, deve cedere il posto al destino, alla determinazione e ad una carrellata di inediti composti dallo stesso Hoppé su testi del poeta David George: è il 2013 e Giuditta Scorcelletti inizia a lavorare a Nightingale.
Il disco, autoprodotto, esce nel 2015 per l'etichetta statunitense Spring Hill Music, 16 brani arrangiati dal chitarrista Alessandro Bongi che con Giuditta condivide un sodalizio umano, oltre che artistico, e una voce che si ascolta pensando a Joan Baez; una novità discografica che, curiosamente, fa un po' il paio con Amore e Furto, l'ultimo lavoro di Francesco De Gregori. Lui, una carriera già in tasca e primo in classifica per il suo omaggio a Bob Dylan; lei, Giuditta Scorcelletti, un biglietto per l'America non ancora in tasca e una candidatura ai Grammy Awards di Los Angeles. Niente di personale ( si fa per dire.... ), ma io faccio il tifo per Giuditta.
