di Luigi Scardigli
QUARRATA (PT). In realtà, è una sherpa, Luisa Cottifogli, che dopo aver trasportato per anni i bagagli degli esploratori degli 8.000, ha deciso che fosse arrivato il momento di cantare. Ha iniziato dalla classica, grazie ad un'acutezza del diaframma che la porta ad esplorare sentieri impervi, ma con il tempo si è lasciata contaminare, in particolare dalle sperimentazioni.
Da lì al rockblues, alla bossanova, al jazz, il passo, come si usa, è breve e grazie alla foglorazione di una serata particolare, si è trovata sulla strada di un collega violoncellista, un altro emiliano come lei, Enrico Guerzoni, con il quale decise di azzardare Gherswin; lui, del resto, alle follie ci è biochimicamente abituato, visto che dopo anni di prestigiose occupazioni classiche, ha deciso di mollare tutto e tutti e di vestirsi come crede, per non parlare del suond. Il risultato è che i due, saltuariamente, convivono sullo stesso palcoscenico musicale da oltre 25 anni e stasera, alla villa La Magia di Quarrata, hanno dato un piccolo ma intenso saggio di groove, spolverando ovunque il reportorio della vocalista.
E' vero, viaggia su un binario, unico, la piccola lungimirante vedetta bolognese: le corde vocali si sono stabilmente stazionate su quella lunghezza d'onda e lì procede per la via maestra, ma gode di una cassa toracica e di ampliamento che, uniti ad uno studio meticoloso, l'hanno nel tempo trasformata in un cardillo latore di messaggi d'amore, che nasconde, non si sa mai, dietro la schiena, un'affilatissima lama.
La sala, ahitutti, non era piena come la coppia avrebbe meritato: mancavano soprattutto le ragazzine che si vestono da rockettare e che scimmiottano chiunque abbia la sfrontatezza di urlare e i musicisti, quello stuolo popolatissimo, delle une e degli altri, che blatera su facebook tutto il giorno, ma che poi, a sentir suonare una voce portentosa e un violoncellista con i controcoglioni, preferisce non andare, argomentando la latitanza con improvvisi impegni di piattaforma sociale.
Peggio per loro, si sono persi una gran bella lezione, che alla Magia di Quarrata dubitiamo si ripresenti nel giro di breve. Ve lo raccontiamo comunque, il concerto, iniziato sotto gli auspici classici e terminato con ballate sarde, quella che la coppia ha intonato gratificando la presenza di due graditi ospiti indigeni, Daniele Biagini al piano e Riccardo Tesi all'organetto diatonico. Prima di questo omaggio al suono di casa, Lusia e Enrico hanno navigato in lungo e in largo sulle righe degli spartiti musicali di mezzo mondo, dall'Argentina al Regno Unito, dal Brasile agli Stati Uniti, puntando la prua, un attimo, sulle coste tirreniche meridionali, quelle che lambiscono i fiordi partenopei. C'era anche una tromba, sul palco, ma ha preferito suonare dietro le quinte: dicono che il musicista soffra parecchio l'impatto con il pubblico e allora, Luisa e Enrico, lo hanno accontentato, lasciandolo al riparo da occhi indiscreti, ma non dagli applausi, che lo hanno ricoperto.
