di Cristina Salotti

Quando ho iniziato a cantare, ero troppo piccola per capirne il valore oltre il gioco e, per fortuna, abbastanza piccola per interiorizzare senza filtri le sensazioni che la musica mi dava. Crescendo e sovrapponendo filtri, ci sono stati momenti in cui la musica è stata un peso per me, perché non riusciva a dare sfogo a quello che avevo da dire; in più mi allontanava dal resto del mondo. Sentivo che c'era molto di inespresso.
Per mia fortuna ho incontrato piuttosto presto il mio compagno di vita che mi ha avvicinato al mondo della musica afro-americana. E' stato un duplice innamoramento che ha decisamente cambiato la mia vita. Ho iniziato ad ascoltare e a cantare Soul e Rhythm&Blues, ho iniziato con Aretha Franklin, Otis Redding, James Brown, Ray Charles, Etta James, Stevie Wonder. Loro sono alcuni degli artisti che hanno segnato questo mio passaggio, per poi arrivare ai grandi del Blues. Presto mi sono innamorata dell'energia positiva di B.B. King, a cui tutt'oggi sono profondamente legata e che mi ha regalato sicuramente il più bel concerto della vita: quello che cercavo era proprio una musica che desse voce alla mia anima.
Amavo già il blues, ma è stato quando l'ho incontrato da vicino, in un club allora piuttosto importante delle nostre zone, che ne ho capito davvero l'intensità. Capire in effetti è un termine parecchio fuorviante: non c'era niente da capire, c'era solo da abbandonare il controllo e sentire; I got it.
Chi suonava quella sera è poi diventato un caro amico con cui ho avuto l'onore di condividere quelle emozioni e parecchio altro ancora e tutt'oggi mi commuove ogni volta che lo vedo mettersi a nudo ed esprimere tutto se stesso. Quella sera avevo percepito la rabbia, la passione, l'amore, la delusione, la vitalità, la tristezza: la musica aveva dato voce a tutti quegli stati d'animo. Per una maniaca del controllo come me, perdersi in quel mare di sensazioni era contemporaneamente inebriante e spaventoso. Uno stato d'animo che da allora non ho smesso di ricercare e inseguire, sia quando ascolto la musica che quando la interpreto.
Nel blues ho ritrovato l’emotività incontrollata e la libertà della bambina che si mostra senza se e senza ma, la passione di quando si fa davvero l’amore, la possibilità di esprimermi spontaneamente, nel bene e nel male, con tutte le emozioni e anche con i lati più oscuri. E' stato destabilizzante all'inizio, ma ogni tanto, forse, è necessario perdersi. Per ritrovarsi.
Il blues è la cosa che più in assoluto mi fa sentire vera e sincera. E anche libera, la stessa libertà e sincerità che ritrovo oggi negli occhi della mia bambina quando piange, ride, urla, canta e balla, senza preoccuparsi di chi la sta guardando.
