di Luigi Scardigli
PISTOIA. Il Blues e il Gospel sono figli della stessa mamma, l’Africa. I papà, invece, non è da escludere che siano due, ma erano due amici e non si sono mai fatti dispetti. A Pistoia, il Gospel è ormai un appuntamento fisso. A Natale è quasi un obbligo, come le ciliegine sulle torte. E anche stasera, antivigilia del Natale numero 2015, Pistoia non è voluta venir meno alla propria tradizione musicale e al piccolo Teatro Bolognini, organizzata dall’Associazione Pistoia Blues in stretta collaborazione con l’Atp, la serata della musica natalizia è stata intonata dal Coro Gospel Tony Washington.
Lui, i due strumentisti al seguito (tastiera e batteria) e quattro coriste, con l’aria che distingue e contraddistingue quasi tutti i musicisti gospel nel mondo: la felicità, quella contagiosa, irrefrenabile, la gioia di esserci e di farlo cantando con la presunzione, che non è mai tale perché poi succede esattamente così, che chiunque stia ad ascoltare, si lasci coinvolgere. Si inizia battendo le mani, quasi mai a ritmo giusto, ma i conti del groove tornano lo stesso: è la magia del gospel.
Al resto ci pensano i musicisti, intonando, in sequenza, tutte quelle canzoni che negli anni ’50 si cantavano rigorosamente in chiesa, ma non solo la notte di natale: era il rifugio delle popolazioni nere oppresse dai bianchi. Ancora oggi, a cantare i gospel, ci pensano i neri; i bianchi, ora, non li perseguitano più, i fratelli con la pelle più scura della loro e si divertono anche, quando si ebiscvono, applaudono alle loro performances e si fingono anche parecchio solidali. Loro, il pubblico, non ha quasi mai sofferto; hanno sempre avuto i soldi per sentirli cantare e suonare e si sono sempre divertiti.
Ma quei giorni sono lontani. Il Natale 2015 non è il Natale dove i neri devono nascondersi nelle chiese per cantare la loro voglia di riscatto. Questo Natale e molti altri ancora di quelli che verranno, purtroppo, nelle strade delle città, lungo le coste frastagliate dalle burrasche, ci saranno e arriveranno altri ultimi, ma non tutti con la pelle scura e di loro, pochi, ma proprio pochi, sapranno anche cantare bene come i loro fratelli americani.
A loro, a questi nuovi ultimi, ci permettiamo il lusso di dedicare questo concerto.
