di Graziano Uliani

PORRETTA. Alan Lomax (1915–2002) è probabilmente l’etnomusicologo, antropologo e produttore discografico più famoso degli Stati Uniti. I viaggi di studio lo portarono a raccogliere materiali sonori in quasi tutto il mondo, dalla Spagna alla Gran Bretagna, dall’Italia al sud America. Insegnò in varie Università statunitensi, tra cui la Columbia University.
Condusse assieme al padre una lunga serie di indagini, fra il 1933 e il 1942, nel sud degli Stati Uniti, per documentare, con registrazioni sul campo, la cultura musicale degli abitanti delle regioni meridionali e in particolare dei discendenti degli schiavi deportati dall'Africa. Molte di quelle registrazioni sono poi confluite nell'importantissima raccolta di nastri dell'Archive of American Folk Song della Biblioteca del Congresso. Tra gli altri nomi celebri che compaiono nelle sue registrazioni dedicate alla musica nordamericana vanno ricordati Jelly Roll Morton, Huddie Ledbetter e Muddy Waters. Già nel 1940 collaborava con Woody Guthrie. Impegnato a documentare le forme musicali e i canti dei neri detenuti nelle prigioni statunitensi (negro prison songs), proprio in una di queste, insieme a Guthrie, conobbe Leadbelly (al secolo Huddie William Ledbetter), una delle voci più significative del blues rurale americano.
Ha collaborato con la Bbc di Londra e poi, entrato a far parte di una black list per le sue simpatie comuniste, partì per l’Italia dove accompagnato dall’etnomusicologo reggino Diego Carpitella passerà buona parte del 1953 e 1954 a registrare canti popolari dalla Sicilia al Piemonte, soggiornando per un paio di settimane nella Valle del Reno, ma toccando anche Treppio in provincia di Pistoia fermandosi nelle osterie della zona.
C’era una storiella che ogni tanto mia madre mi raccontava, ma a cui non avevo mai prestato molta attenzione. Dal 1949 al 1968 i miei genitori avevano gestito una trattoria-locanda a Vergato (tra Porretta Terme e Bologna), la Trattoria Alma, dal nome di mia mamma che mi diceva che, nei primi anni ’50, quando il paese stava riprendendosi dalle distruzioni della guerra, arrivò alla trattoria un professore americano che cercava un alloggio accompagnato da un impiegato del comune di Vergato, Gino Sarti. C’era una camera libera che dava sul fiume, era inverno ed era un po’ gelida per cui, come usava allora, mio padre preparò lo scaldaletto (il prete), sistemò la padella piena di braci (la suora) infilando tutto sotto le coperte.
L’americano scoppiò a ridere, vedendo un modo così arcaico di scaldare il letto e chiese a Sarti se c’era un altro albergo un po’ più attrezzato. Sarti portò il forestiero all’Albergo Autisti, gestito dalla famiglia Sandri di Campo Tizzoro. Quando se ne furono andati mio padre disse a mia madre: se vogliamo continuare questa attività dobbiamo modernizzarci e metter su un impianto di riscaldamento! Fu così che i miei decisero di dotare la trattoria di un impianto di riscaldamento a carbone.
Questo racconto non aveva mai suscitato in me tanto interesse, finché nella primavera del 2004 mia madre che si faceva tagliare i capelli da un barbiere locale, Carlo Cova, detto Catullo (nomignolo che aveva ereditato dal padre, il vero Catullo Cova, storico barbiere di Vergato e discreto chitarrista), mi disse che Catullo Jr. voleva parlarmi. Lo incrociai qualche giorno dopo nella piazza di Vergato e mi disse: ho incontrato una funzionaria del Comune di Pistoia tale Manuela Geri che mi ha consegnato un Cd con alcune registrazioni fatte da un americano subito dopo la guerra. Sono registrazioni di mio padre alla chitarra e dell’ex lattaio Sergio Labanti alla fisarmonica in alcune osterie di Vergato tra cui anche quella di tua mamma.
Chiesi chi fosse questo americano. Catullo abitava a due passi dalla piazza, andò in casa e tornò con un Cd con scritto Alan Lomax. Non ci potevo credere! Non era possibile! Lomax era il forestiero che aveva soggiornato a Vergato! A quel punto collegai un altro episodio. Nel maggio 1994, assieme al fotografo Luciano Morotti, organizzai una mostra del Porretta Soul Festival al Center for Southern Folklore di Memphis. L’esibizione era intitolata Sweet Soul Music, Italian Style. Conteneva una vasta mostra fotografica, manifesti, gadget e filmati. All’inaugurazione arrivarono decine di musicisti che avevano partecipato al festival tra cui Rufus Thomas, autorità locali, appassionati. La direttrice del centro culturale Judy Peiser, mi presentò l’ospite più prestigioso, il leggendario Alan Lomax, che si trovava in città per il Memphis in May Festival. Lo conoscevo di fama, era un signore sulla settantina, con una barba rada, tarchiato, dall’aspetto bonario. Vedendo il mio interesse per tutta la musica nera tirò fuori da una borsa a tracolla un registratore a bobine che avviò, facendomi ascoltare alcuni canti registrati nelle piantagioni di cotone. Mi disse: ascolta, questa è Africa. A essere onesti, ero talmente preso dalla mia mostra e dagli altri ospiti che non feci molto caso alle sue parole quando, saputo che venivo dall’appennino emiliano, mi disse che era stato dalle nostre parti durante un suo soggiorno in Italia. Conosco le tue colline. Non potevo immaginare che si trattava del professore americano dei racconti di mia mamma. Ci salutammo così senza approfondire.
Altro episodio che legava in qualche modo la valle del Reno ad Alan Lomax era la presenza a Porretta dall’edizione 1996 del festival in poi, di Scott Billington, il produttore della Rounder Records di Cambridge, che aveva catalogato e prodotto molto materiale di Lomax, incluse le registrazioni fatte in Italia. Scott Billington durante una delle sue partecipazioni al Porretta Soul Festival nei primi anni del 2000 mi aveva regalato la serie di Cd Italian Treasury, dove però non c’era niente che mi ricordasse quella chiacchierata. Erano Cd che contenevano canzoni registrate in Calabria, Sicilia, Liguria e anche Emilia Romagna durante il viaggio di Lomax in Italia. Per un errore di catalogazione, le registrazioni fatte a Vergato non erano state pubblicate perché erroneamente inserite sotto la voce Treppio, Toscana. Naturalmente non potevo ancora collegare quell’incontro a Memphis alla storiella di mia madre sulle cause dell’istallazione dell’impianto di riscaldamento a casa mia.
