di Graziano Uliani

PORRETTA. Giugno 1989. Quella edizione di Pistoia Blues era veramente intrigante, un cartellone ricchissimo. La Blues Brothers Band, Eddie Floyd, Robert Cray & The Memphis Horns, Albert King, Chuck Berry, Buddy Guy & Junior Wells, Van Morrison, Willi DeVille, Cab Calloway, Taj Mahal, Zucchero e anche Solomon Burke. Solomon Burke? Sì, ma lui non lo sapeva.

 

L’apertura in pieno stile rhythm & blues è affidata alla Blues Brothers Band che deve fare da house band ad artisti del calibro di Zucchero, Eddie Floyd, Larry Thurston e Solomon. Nella stessa serata anche Cab Calloway. E’ il 28 giugno: io sono a casa febbricitante per un fastidioso mal di gola. Ricevo una chiamata dall’agente romano di Solomon che mi dice: "Sono nei casini. Solomon deve esibirsi questa sera a Pistoia con la Blues Brothers Band, ma vuole essere riaccompagnato a Roma. Non c’è verso di farlo ragionare. Sei l’unico che può fare qualcosa".

Gli dico che ho la febbre e che non posso fare niente, ma quello insiste dicendomi che è una questione gravissima e che devo aiutarlo. In poco più di un’ora sono al Grand’Hotel La Pace di Montecatini. Selassie, uno dei figli, mi aspetta nella hall e mi accompagna nella suite di Solomon. Lui è vestito con un immenso camicione africano. Io ho una maglietta celebrativa di Otis Redding e una copia del mio giornalino Soul News. E’ visibilmente alterato. Esordisce dicendomi: "mi hanno raccontato che dovevo esibirmi con un paio di brani in uno spettacolo televisivo  a Roma e per questo sono venuto senza la mia band. Ora mi trovo in Toscana e mi dicono che devo partecipare ad un festival con la Blues Brothers Band, questo è pazzesco. Mi faccio accompagnare all’aeroporto di Roma e torno a casa"!

Conosco abbastanza bene Solomon e so che è un grande attore, ma se la verità è questa, ho ben poco da raccontargli. Dopo il nostro primo incontro del dicembre 1986 in cui gli avevo fatto credere di aver fondato il Solomon Burke Fan Club in Italia, le partecipazioni alle trasmissioni Doc con Renzo Arbore, il concerto di Porretta nel Novembre 1987, lo avevo incontrato almeno altre due o tre volte. E ogni volta mi allettava dicendomi: "devi venire a Los Angeles con me, apriremo insieme un negozio di moda italiana, vedrai scritto Uliani Shoes e poi un ristorante, Uliani Restaurant".

Sapevo che aveva un’impresa di pompe funebri, ma sapevo anche che era anche un abile faccendiere e quasi quasi ci avevo creduto. Dopo una sceneggiata di mezzora in cui ribadisce il suo rifiuto a cantare provo ad essere più convincente. "Solomon, ho la febbre, ma nonostante questo sono venuto perché so che eri qui e perché noi abbiamo dei progetti insieme. La Blues Brothers Band ha rilanciato la tua Everybody Needs Somebody To Love e tu devi cantarla assieme a loro".

La risposta fu laconica e molto semplice: "Farò quello che vuoi"!  Solomon salì sul palco unendosi a Zucchero che aveva appena cantato Pippo con Eddie Floyd e la Blues Brothers Band intonando I Can’t Turn You Loose e mettendo la sua corona sulla testa di Zucchero incoronandolo The Prince Of Soul visto che The King era  lui. Naturalmente tutto finì con la sua Everybody Needs Somebody To Love, naturalmente.

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