di Luigi Scardigli
PISTOIA. Sul tavolo dove la band ha cenato prima di esibirsi, i titolari del Circolo Arci di Bonelle, nella prima cerchia del comune di Pistoia, che hanno ospitato l’evento, hanno scritto: Musicisti, otto. In realtà, sul palco, ci sono poi andati Patrix Duenas, chitarra e voce, Emiliano Degl’Innocenti, come sopra, Pippo Guarnera, organo Hammond, Renato Marcianò, al basso, Pee Wee Durante, tastiere e Hammond e Enrico Cecconi, la batteria.
Qualcosa, nell’impianto fonico - e nello spazio, angusto per definizione, più che per antonomasia -, non ha funzionato, altrimenti, anche Linda Palazzolo e Laura Donati, vocaliste impegnatissime, specialmente con i rispettivi amati colleghi, sarebbero dovute essere di tutta la serata. Hanno accompagnato qualche brano, ma poi, si sono accomodate fuori dal ring del groove; per nulla offese e parecchio divertite.
La serata sarebbe dovuta essere un omaggio al Blues; in realtà, di omaggi, ne ha sparsi un po’ ovunque lungo la traiettoria dei generi salutati con onore e rispetto, partendo e ritornando da Bob Marley, questo è vero, ma percorrendo la strada forse più lunga e piacevole che potessero decidere di fare, quella che li ha portati, ognuno con la propria carica, lungo i meandri del rock and roll e del rockblues e della musica nelle sue più alte e nobili definizioni.
Procedere con ordine, oltre che essere sconsigliato e forse anche offensivo per l’originalità degli artefici, è veramente arduo. Accontentatevi di ricevere informazioni confuse, disorganiche, ma seriamente genuine, autentiche, emotivamente filtrate da una sala che come stasera, seconda giornata di un 2016 che pare somigliare maledettamente e tristemente ai suoi trascorsi, così come lasciar presagire i suoi successori, si era vista in ben poche altre occasioni.
Certo, il merito è tutto dei musicisti, soprattutto sotto l’aspetto della comunione: sei bandleader che si sono dimenticati i fasti scenici dei loro singoli trascorsi e si sono calati, con estrema disponibilità, nel catino di questa reunion, portando ognuno in dote il proprio prestigioso fardello strumentale, ma senza rivendicarne l’autonomia, né tanto meno la supremazia.

Ne è venuta fuori una serata particolarmente bella, nella quale i sei showman hanno trovato, sul piccolissimo palco, un punto d’incontro per nulla virtuale e lì hanno deciso di deporre, con vicendevole umiltà, le proprie asce di guerra, scegliendo di indossare, per questo incondizionato e felice appuntamento, l’abito che contraddistingue le band teatrali: tait e pantaloni scuri, papillon e scarpe lucide e senza dimenticare la forza delle loro esibizioni.
Nessuno dei sei strumentisti, del resto, ha bisogno di dimostrare più nulla a nessuno; dal cubano Lorenzo Duenas Perez, alias Patrix Duenas, al santone emiliano Pippo Guarnera e passando in rassegna i quattro giovanotti di casa, Enrico Cecconi, Emiliano Degl’Innocenti, PeeWee Durante e Renato Marcianò (l’ordine è alfabetico, eh), quattro strumentisti che vengono puntualmente scelti da altrettante certezze musicali per ingaggiare serate spesso indimenticabili. Sono arrivati al Circolo di Bonelle all’ultim’ora, ognuno in viaggio da altre città per cantare. Il soundcheck si è esaurito in una decina di minuti scarsi per provare qualche divagazione contemplabile. Poi, tutti a cena, con un’abbondanza di rosso, olio di peperoncino piccante e cipolle. Hanno iniziato a suonare con qualche perdonabile minuto di ritardo, ma hanno finito ben oltre l’una.
E sarebbero potuti andare avanti ancora. Per lungo tempo.
