QUARRATA (PT). La Magia sembra l’abbiano costruita pensando al suo concerto. E’ il suo ambiente ideale, naturale, con tanto di pubblico, composto, di una certa età, che applaude puntualmente al termine di ogni esibizione e per incanto, all’unisono, interrompe. Se n’è accorto subito, oggi pomeriggio, nel solito salone che ospita concerti di uno dei più recenti patrimoni promossi a beltà tutelare dall’Unesco, Mimmo Locasciulli, in compagnia del figlio Matteo, al violino gigante e Mattia Feliciani, ai pifferi, come quella location di quel sito sperduto nelle colline del Montalbano – chissà mai come faranno a riempirlo, ha detto di essersi preoccupato, prima del concerto – fosse un angolo ideale per le sue canzoni.

 

Ne ha snocciolate un bel po’ il chirurgo abruzzese, anche se una piccolissima parte del suo immenso repertorio, che vanta, in quarantuno anni di attività, sedici lavori di sala di registrazione, con la leggerezza, professionale in tutti i dettagli, che appartiene alla sua musica. Un repertorio orecchiabile all’istante, anche di motivi mai ascoltati prima, con l’eleganza di un novelliere che conosce perfettamente il suo mondo e quello degli altri che può coinvolgere. L’offerta da chansonnier inoltre, si impreziosisce molto quando sul palco, accanto ad uno dei più longevi e inalterati cantautori dell’epoca contemporanea italiana, ci sono il figlio Matteo al contrabbasso e Mattia Feliciani ai fiati, due giovani che sembrano, rispettivamente come il loro padre naturale e spirituale, perfettamente sintonici con il groove del bandleader, un sessantasettenne che ne he ha viste moltissime capitargli intorno, senza però venir mai direttamente coinvolto.

L’assidua collaborazione con Francesco De Gregori si intravede e percepisce ad ogni sillaba, così come il riferimento a Paolo Conte pare essere un richiamo sistematico per l’arte di Mimmo Locasciulli, che può tranquillamente essere paragonato a quel signore romano, un tal Giovanni, che per ragioni di lavoro, giovanissimo, fu costretto ad emigrare negli Stati Uniti. Dopo trent’anni di esilio, alla stazione di Roma, di ritorno dall’America, Giovanni, posate un attimo le valigie per terra, rimane incantato ad osservare un ambiente che stentava a riconoscere. Proprio in quell’istante, di fianco, passa un suo vecchio conoscente che gli chiede dove fosse diretto. Bene, Mimmo Locasciulli è davvero quel cantautore che sarebbe potuto partire in giro per il Mondo (e lo ha fatto, tra svariate felicissime tournée) senza che nessuno se ne accorgesse perché la sua musica, da quando, nel 1971, al FolkStudio di Roma, ha iniziato a scriverla, non ci ha mai lasciato soli, nemmeno per un istante.

Pin It