di M'Barka Ben Taleb

Mi chiamo M’Barka (Benedetta in italiano) Ben Taleb. Sono nata a Tunisi, cinquanta anni fa, dove per arrotondare facevo la parrucchiera e ogni tanto sfilavo per uno stilista locale; vivevo in una piccola casa di periferia: ricordo tutto, ma più di tutto, il profumo dei gelsomini. Me la ricordo come una città moderna, Tunisi, dinamica, dove però la donna segue l'uomo, sempre. E così, morto mio padre, che lavorava in un cinema e faceva di tutto - staccava i biglietti, proiettava, puliva e chiudeva il portone - mia madre e io non sapevano più che fare.
Fortunatamente, mio fratello, che era un bravo tagliatore di pelli per l'industria calzaturiera, si era trasferito a Napoli e così abbiamo deciso di raggiungerlo: abbiamo seguito l'unico uomo rimasto della famiglia. Ricordo quella traversata in nave, i pianti, la malinconia, ma niente a che vedere con le scene strazianti che si vedono oggi. Piangevo, sì, ma ero felice. Tanti oggi muoiono prima ancora di poter sognare. Il cinema dove mio padre lavorava è stata la mia seconda casa. Tanti film musicali. E l’amore incondizionato per Frank Sinatra. Ancora oggi, spesso, in casa, risuonano le note di Strangers in the Night, New York, New York. Arrivo a Napoli nel 1987 e trovo una città non molto diversa da Tunisi: stesso mare, identici umori, analoga confusione. Ma i soldi non bastano. Ricordo il mio impiego e riesco a raggranellare qualche soldo in più cotonando capelli. Poi però imbraccio una darbuka e inizio a farmi conoscere anche come corista e percussionista.
Una sera, al My Way di Pozzuoli, a sentirmi ci sono anche Eugenio Bennato e Tony Esposito. Inizio a suonare prima con Tony, poi canto con Eugenio. Con lui, giro il mondo: Australia, Nord Africa, America. Incido il mio primo disco, Altocalore, che è il nome di un acquedotto: il disco è dedicato all'acqua, un bene prezioso. In quel disco c'è una versione in arabo di O sole mio che non passa inosservata. Infatti, sarà una delle tre canzoni che Turturro mi chiederà di cantare in Passione. Continuo a seguire il progetto Al Arabia con cui ritorno ai suoni delle mie origini grazie anche alla collaborazione con Abdullah Chadeh, virtuoso siriano di fama internazionale che suona il qanum, lo strumento tipico della musica araba. Presto la mia voce anche al cinema, con Totò sapore (dall’omonimo film a cartoni animati) e Fimmina chiangi d’ammurì, nel film di Maurizio Sciarra La stanza dello scirocco (Vincitore de Il Nastro d’argento ), interpretata con Pietra Montecorvino. Vengo poi scelta da John Turturro per interpretare una delle protagoniste di Passione, film del 2010 presentato alla Mostra di Venezia in cui traduco in arabo O sole mio e Nun te scurdà e partecipo anche alla catarsi di Tammurriata nera. Torno sul set, con John Turturro, nel film Fading Gigolo (2014), che in Italia viene distribuito con il titolo Gigolò per caso, con Woody Allen, Sharon Stone, John Turturro, Sofia Vergara e Vanessa Paradis. Nel film interpreto l’ex fidanzata del protagonista e canto i brani Luna rossa e I’m a fool to want you. Il prestigioso sito internazionale http://www.popmatters.com, ha scelto il mio disco "Passion Fruits" tra i migliori dell'anno (2014) sul fronte della world music. Ho ascoltato parecchia musica e mi sono ispirata a tanti, ma non ho un modello. Le voci a cui mi ispiro sono tante e cambiano progetto dopo progetto. Per il mio ultimo disco ho cambiato sound e ispirazione. Mettendoci del mio, la grinta, le origini e il ritmo africano: ho pensato ad una Grace Jones del Maghreb, stendendo un inno sensuale alla libertà d'amore: Sono scontata se dicessi che la musica è la mia vita? Tutta la musica. Quella napoletana poi mi ricorda la mia terra: stessa passione, identico calore, pari emozioni. Quella elettronica, che sto scoprendo, mi insegna come si possano tenere insieme tradizioni e modernità, suoni etnici delle mie terre, il Maghreb e Partenope, e suoni contemporanei. E' bello sposare il ritmo della darbuka con un groove digitale.
