di Rebecca Scorcelletti

QUARRATA (PT). Ci sono un finlandese, un basco, un irlandese e due italiani sul palco, ma non è una barzelletta. E' accordion Samurai, la formazione che, in prima nazionale, ha aperto ieri sera, 24 giugno, nel parco della villa La Magia, l'edizione 2016 del Quarrata Folk Festival. Arrivata alla sua seconda edizione, la kermesse musicale dedicata alla musica Folk ha costruito la sua prima serata attorno ad uno strumento, l'organetto diatonico e ad una voce, quella di Ginevra Di Marco. Il concerto dei cinque organettisti parte con un soffio potente e ritmato e il piacevole stupore che suscita l'inventiva applicata alla tradizione si ripete ancora, qua e là, nel corso della performance, legato prevalentemente alle ali della formazione, ovvero Kepa Junkera, il basco, e Simone Bottasso, il primo per l'inconfondibile tutt'uno che ti restituisce il colpo d'occhio su un artista talentuoso e sufficiente a se stesso - suo uno dei brani più interessanti, il fandango "Guernica" - l'altro per l'estro e la voglia di comunicare in libertà e fuori dagli schemi.

 

Al centro della formazione, il finlandese Markku Lepisto sta perfettamente: quasi impassibile, non cede granché alla fisicità interpretativa, ma si sospetta che la sua forza musicale sia quella di una colonna portante. Alla sua sinistra, un'istituzione della scuola organettistica europea, Riccardo Tesi, solo per sua comunicazione l'anziano del gruppo. Sicuramente è quello dei cinque che può permettersi di suonare e contemporaneamente sorridere e godersi il momento, l'unisono, la magia dell'ensemble. Chiude la formazione l'irlandese Dave Munnelly, lo spirito della sua terra tutto in quel divertimento fisico e scanzonato, mentre gioca con lo strumento, le bretelle calate, il viso madido, il ritmo impavido. Accaldato è anche il pubblico che ha riempito la platea e il prato circostante, segno di una partecipazione e di un successo in netta crescita, rispetto alla prima edizione del Festival.

L'afa che ancora a mezzanotte grava sul prato dei ciclamini della villa La Magia non impedisce a molti di iniziare a ballare appena sale sul palco Ginevra di Marco, accompagnata al pianoforte da Francesco Magnelli e alle chitarre da Andrea Salvatori. Si può essere o non essere conoscitori o estimatori del genere a cui questa cantante si dedica interpretando con versatilità e filologico rispetto la musica folk mondiale. Tuttavia, non si può - o è oggettivamente difficile - non notare la sua voce limpida che senza il tramite di uno stile o di un linguaggio particolarmente aggiornato, arriva generosa, alleggerita da ogni effetto ricercato, semplice come una persona che "canta", e non costruita come tante cantanti che si "esibiscono". Ginevra è una donna delle nostre parti che canta con raffinata sostanza, con le braccia aperte, per dare e ricevere il più possibile fino all'ultima nota, fino all'ultimo spettatore. E allo spettatore che è venuto ad ascoltare, che arriva sperando di percepire bellezza, che si riunisce ad altri e diventa pubblico, si può fare omaggio solo accantonando l'idea della propria valenza e rendendosi latori di un dono artistico, nel caso di ieri sera, musicale.

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