di Luigi Scardigli
PISTOIA. E’ la notte dell’Avis, fate attenzione: qualcuno, in piazza del Duomo, fa il verso a una canzone. Anzi. Tributo più profondo, ad onor del vero, non poteva celebrarsi. Ma non solo perché a raccontare una parte dell’immensa antologia poetico-musicale di Fabrizio De André ci fosse suo figlio Cristiano e la sua band: in questo caso non si può parlare di somiglianza, trasmissione dei caratteri, veridicità di un sangue buono. Qui siamo alla reincarnazione, alleggerita, nel trasporto da Fabrizio a Cristiano, della profondità paterna, così acuta e dotta da non essere compresa nemmeno dal figlio, che non ha perso occasione di rinfacciarglielo, anche a Pistoia. E’ bello, però, e molto, che Cristiano, nel bel mezzo dell’elogio a Fabrizio, racconti e denunci al pubblico la sua latitanza familiare. Non sarebbe potuto essere diversamente, non sarebbe stato Fabrizio De André.
Che ormai, dagli spartiti per chitarristi principianti, sta prepotentemente entrando, per fortuna, anche nelle antologie della letteratura scolastica del ventesimo secolo, scaraventando fuori catalogo Aldo Palazzeschi e qualche altro illustre portoghese. Certo, Cristiano De André ha ragion d’essere anche senza scomodare il proprio ingombrantissimo cognome: ha il suo back ground, la sua traiettoria artistica e una formidabile dimestichezza strumentale: inizia con il banjo, poi imbraccia la chitarra, tiene sospeso il violino tra il mento e la clavicola e cinguetta al piano. Lezioni, dopo quelle ingerite spesso di traverso dal padre, non ne prende da nessun altro. La piazza che ospita il suo concerto è quella del Festival di Pistoia: piazza del Duomo. Mika, il battezzatore della 37esima edizione, è tornato in giuria di un talent e negli spot telefonci e il Festival si prepara ad entrare nel vivo della manifestazione. Giovedì 7 luglio però, la città ospita la notte rossa, quella dell’Avis: sul palco, prima delle struggenti rivisitazioni di Faber, sale una miracolata: racconta la sua storia, di una malattia che sembrava non volesse darle speranza, fiammella invece che si è potuta riaccendere fino a riscaldarla come nuova grazie alla donazione di sangue e di piastrine. Ma non sarebbe bastato. Dal Canada, infatti, arriva in dono il midollo di un gemello organico: si procede all’intervento, inizia la resurrezione. Ieri, emozionata ma fiera e grata per tutto quello che la vita le ha fatto passare, la testimonial delle donazioni lo ha raccontato e prima di celebrare una divinità, si è potuto applaudire il coraggio e la solidarietà. Che non mancavano certo a Fabrizio De André e che il figlio Cristiano ha voluto frispolverare per diffondere il verbo paterno, che ha poco da invidiare a tanti santoni ancora vivi. Lo spettacolo è piacevolissimo: le famose seggioline blu disposte a platea sulla piazza hanno il duplice scopo di riempirla senza che sia piena. Il pubblico è soprattutto composto da quelli che con Fabrizio De André hanno sognato qualcosa di impossibile e meraviglioso, salvo poi accontentarsi della propria famiglia, del proprio lavoro e di una settimana al mare, d’estate. Perché negli anni ’70 siamo stati un po’ tutti Piero, il combattente galante e nessuno di noi, in camera caritatis, avrebbe disdegnato di trascorre un’ora con Bocca di Rosa (che Cristiano non ha proposto) e forse, anche noi, di fronte ad un assassino, ci saremmo comportati proprio come il Pescatore. Ma l’attrattiva cittadina è il giovedì di festa: negozi aperti, ristoranti presi d’assalto quasi tutti muniti di televisori accesi a trasmettere la semifinale-finale dell’Europeo francese di calcio, con il colore rosso dell’Avis che contraddistingue la serata, fino in piazza san Bartolomeo, dove si approfitta dell'aria festaiola, ma si consuma altro. Cristiano è costretto a concedere il bis, di rito, e poi il tris, esplicitamente richiesto. Gli spettatori vorrebbero che la riesumazione della salma artistica del padre durasse tutta la notte, ma è tempo di ritirarsi. Ognuno a pensare alla propria vita; Cristiano De André, forse, a riflettere su chi sarebbe stato e cosa avrebbe fatto, se non fosse stato il figlio di Fabrizio.
