di Luigi Scardigli

PISTOIA. A tutti, indistintamente. A questa città, parecchio strana: pronta a puntare il dito per sollevare obiezioni e critiche, a volte sacrosante, ma che si fa trovare puntualmente impreparata e che soffoca sotto l’infondatezza delle proprie accuse, che finiscono per ritorcersi con i signori che le lanciano solo per il gusto di criticare. Del resto, nella stagione delle piattaforme sociali, che hanno patentato dislessici e cretini, c’è poco da meravigliarsi. Ma sabato 9 luglio, in piazza del Duomo a Pistoia, per la serata GRATUITA della 37esima edizione del Festival Blues, la topclass dei pistoiesi ha nuovamente disertato l’applauso ai suoi beniamini, che sono quelli che altrove raccolgono consensi, contratti, serate indimenticabili. Hanno preferito non mancare di timbrare il cartellino sulla Sala, quella attigua a piazza del Duomo, perché si sa, perdere una serata nel fazzoletto della movida equivale ad essere tagliati fuori e dentro, nel giro, non ci si ritorna più.

 

Nemmeno la voce marchigiana di Linda Valori è riuscita a sottrarre il volgo dagli spritz e dagli ammiccamenti e di diaframmi così, ve lo assicuriamo, se ne sentono pochi. Certo, Nick Becattini, Daniele Nesi, Pee Wee Durante, Enrico Cecconi e Donatella Pellegrini, (ribattezzata dal presentatore della serata, Fabrizio Berti, Dora Donarelli – altra rossa indimenticabile, in città, anche se non ha mai cantato) li conosciamo alla perfezione, per fortuna, ma in piazza del Duomo, su un palco semplicemente galattico, vederli e sentirli all’opera è un’altra cosa. E poi, prima di un’interminabile session con la band di EmyBlues, i padri spirituali degli Osanna e della Nuova Compagnia di Canto Popolare, Maurizio Pugno e quella nera adriatica di Linda Valori, l’organizzazione del Festival ha dato spazio e sole ad un nugolo di giovani artisti ai quali saranno tremate le gambe all’idea di sapere di stare sullo stesso palco che è stato di mostri sacri chimicamente deceduti, ma puntualmente resuscitati ogni qual volta qualcuno suona come si deve. Un grazie ci vuole davvero. Perché dopo 36 anni di Festival, osteggiato in lungo e in largo ora da cordate di stolti, poi da schiere di miopi e gestito puntualmente al peggio da Amministrazioni che di musica e di bellezza non hanno mai capito nulla, Pistoia è ancora la capitale dei Festival musicali italiani. E’ vero, il Blues inizia a scarseggiare, ma non possiamo nemmeno non mettere nella debita considerazione che parecchi dei personaggi leggendari che impreziosirono le prime indimenticabili edizioni, nel frattempo, sono anche morti, ad iniziare da Pino Daniele, ricordato, in questa serata tutta italiana, proprio da suoi nobili conterranei, anche un po’ maldestramente, ad essere onesti. E non possiamo nemmeno fare finta di nulla, che il tempo non è passato e che le cose siano rimaste a quei favolosi anni ’80, quando il Presidente della Repubblica era Sandro Pertini, tanto per fare un esempio, morto come B. B. King, Muddy Waters, Stevie Ray Vaughan e una lunga lista dolorosissima di strumentisti inimitabili, con una televisione meno invasiva e un popolo di ascoltatori meno globalizzato, certo, ma più preparato. Noi, che siamo quegli attempati estimatori di rossi d’annata, buona musica e femmine gaudenti, a questa direzione artistica del Festival rivolgiamo un applauso e rendiamo grazie. Senza voler essere blasfemi.

 

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